Corridoi umanitari, la Soka Gakkai italiana al fianco dei rifugiati con i fondi 8×1000

Mercoledì 25 giugno 71 persone rifugiate sono arrivate all’Aeroporto Internazionale Leonardo Da Vinci di Fiumicino grazie a un corridoio umanitario. 11 di queste verranno accolte da Arci grazie al progetto “Circoli Rifugio – Più corridoi per la libertà”, sostenuto con i fondi 8×1000 della Soka Gakkai Italiana.

Mercoledì 25 giugno, 71 persone rifugiate sono arrivate  all’Aeroporto Internazionale Leonardo da Vinci di Fiumicino, con un volo organizzato da UNHCR – Agenzia Onu per i Rifugiati – proveniente dalla Libia. Il loro ingresso in Italia è stato reso possibile grazie al protocollo sui corridoi umanitari tra ministero dell’Interno e ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale sottoscritto due anni fa da Unhcr, Arci, Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese Evangeliche, Caritas e Chiesa Valdese con l’obiettivo di accogliere In Italia 1500 persone rifugiate nell’arco di tre anni. I corridoi umanitari sono un canale sicuro e legale per tutte le persone costrette a migrare a causa di guerre, conflitti, persecuzioni, violazioni dei diritti umani, povertà, disastri naturali e che cercano di raggiungere l’Europa in modo sicuro.

L’arrivo di mercoledì 25 giugno a Roma include il gruppo di persone che verrà preso in carico dall’Arci nella propria rete di Circoli Rifugiopiù di 20 circoli diffusi in 13 regioni.

Il progetto “Circoli Rifugio – Più corridoi per la libertà“, realizzato da Arci Nazionale grazie ai fondi 8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, ha implementato oltre 10 corridoi umanitari dal Pakistan – per cittadine e cittadini afghani – e dalla Libia, consentendo a 297 persone di raggiungere l’Italia negli ultimi due anni ed essere accolte dalla rete dei circoli ARCI. Obiettivo del progetto è garantire un’accoglienza diffusa e dignitosa basata sul coinvolgimento attivo dei territori e delle comunità locali al fine di sostenere percorsi di inclusione personalizzati, attraverso l’offerta di corsi di lingua, orientamento legale, inserimento scolastico per i minori,  formazione professionale e accompagnamento al lavoro. Tutto ciò nell’ottica di accompagnare le persone nel recupero di una propria vita libera, sicura e autonoma nei paesi di accoglienza.

Attraverso i corridoi umanitari, per ora limitati nei numeri, è possibile sostenere e accompagnare le persone che sono costrette alla fuga per proteggere la propria vita, offrendo loro speranza per il futuro e contrastando allo stesso tempo il fenomeno della tratta di esseri umani.

Nel pomeriggio del 25 giugno si è svolta una conferenza stampa in cui sono intervenuti Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, Walter Massa, presidente di Arci Nazionale e Filippo Ungaro, portavoce di UNHCR Italia. Massa, a nome di tutti i Circoli Rifugio, si è dichiarato orgoglioso di ospitare le persone rifugiate e dare loro la possibilità di costruire una nuova vita lontano dalle guerre e dalle discriminazioni, sottolineando come l’impegno di Arci rimanga quello di battersi per un mondo libero dalle frontiere e in cui le persone possano muoversi liberamente  e costruirsi una nuova vita. Ungaro ha fatto notare che il numero delle persone rifugiate nel mondo è raddoppiato negli ultimi dieci anni raggiungendo la cifra preoccupante di 122 milioni, a fronte invece dei tagli che i governi hanno operato in questi anni a discapito delle  organizzazioni che si impegnano per garantire i diritti delle persone costrette a lasciare il proprio paese. “In quest’ottica – ha affermato- i corridoi umanitari rappresentano un’ancora di salvezza per tutte queste persone.” Anche Impagliazzo ha voluto sottolineare come i corridoi siano una risposta forte al male delle guerre nel mondo che causano numerose sofferenze, tra cui quella di dover lasciare la propria casa.

La Soka Gakkai italiana partecipa a un evento promosso da Refugees Welcome insieme a UNHCR

L’evento organizzato venerdì 20 giugno negli spazi del Monk a Roma, in occasione della Giornata mondiale del Rifugiato, ha rappresentato un momento di condivisione e partecipazione attiva di attiviste e attivisti, persone rifugiate, cittadine/i e rappresentanti delle reti territoriali.

La serata, promossa da Refugees Welcome Italia insieme a UNHCR Italia, nell’ambito del progetto Community Matching  sostenuto con i fondi dell’8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai – ha visto una grande partecipazione e ha messo in evidenza quanto le relazioni quotidiane siano fondamentali per costruire una società più aperta e inclusiva.

L’evento si è aperto con il talk “Community Matching: storie e riflessioni”, moderato da Lucia Ciravolo di Refugees Welcome, che ha guidato un confronto ricco di contenuti con alcuni protagonisti del progetto Community Matching.

Jasmine Mittendorf (UNHCR Italia) ha ricordato che oggi, mentre le crisi globali legate ai rifugiati aumentano, è sempre più urgente fare di più, anche se le risorse a disposizione sono in calo. Molti programmi sono costretti a ridurre o sospendere le attività, con il rischio di generare ancora più instabilità. Secondo Mittendorf, pensare solo a proteggere l’economia e i confini è una visione limitata: non garantisce benessere né sicurezza, e può peggiorare le crisi invece di risolverle.
Ha poi sottolineato il valore del progetto Community Matching, che mette al centro le reti di solidarietà e dimostra come l’integrazione passi dal riconoscersi come persone e dal prendersi cura gli uni degli altri.

Daniela Di Capua, responsabile dell’Ufficio 8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, ha spiegato le motivazioni alla base del sostegno al progetto, legate alla costruzione di una cultura della pace e dell’interdipendenza. Ha sottolineato come, attraverso il progetto Community Matching, si favorisca l’incontro tra persone su un piano di parità, senza etichette, promuovendo relazioni fondate sulla reciprocità. Secondo Di Capua, il cambiamento autentico parte dal basso e dal coinvolgimento diretto di ciascuna e ciascuno: solo attraverso la trasformazione personale e quotidiana è possibile costruire comunità realmente inclusive, per quanto possa essere lento e complesso.

A seguire, sono intervenuti alcuni rappresentanti delle reti di associazioni che collaborano con il progetto Community Matching, offrendo supporto in ambito abitativo, lavorativo, legale e sociale.
Alessandra Massaro (Spazio Comune), Matteo Archilletti (Percorsi di cittadinanza), Federico Feliciani (Spes contra Spem), Andrea Giacomo Minichini, Majo Orellana Guevara e Dafne Alastra, attivi nella rete di Refugees Welcome Italia. Le loro testimonianze hanno restituito con concretezza le sfide e le opportunità dell’accoglienza diffusa.
Uno spazio è stato dedicato anche all’advocacy, con l’intervento di Giovanna Cavallo (Forum per cambiare l’ordine delle cose e Legal Aid), che ha ribadito l’importanza di politiche strutturali capaci di garantire diritti e dignità a chi cerca protezione.

Dal confronto è emerso un messaggio chiaro: nessuno si integra da solo. L’inclusione non è un atto individuale, ma un processo collettivo, basato sulla responsabilità condivisa e sulla costruzione di legami autentici. Ogni gesto di accoglienza rappresenta un passo verso una società più equa e coesa.

20 giugno: Giornata mondiale del rifugiato

In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai racconta il suo impegno a favore delle persone in fuga. Dal “Community Matching” di UNHCR Italia, Refugees Welcome e Ciac Onlus ai “Circoli Rifugio – Più corridoi per la libertà” di Arci, fino all’educazione ai diritti umani e all’inclusione con “Protect people not borders” di Comitato 3 ottobre: grazie ai fondi 8×1000 è stato possibile promuovere diverse iniziative per tutelare i diritti dei rifugiati e stimolare un cambiamento positivo

“Sono un essere umano, nulla di ciò che è umano mi è estraneo” recitava uno dei personaggi di una commedia di Terenzio, celebre commediografo dell’Antica Roma. Una frase che è diventata un manifesto di umanità, all’insegna dell’uguaglianza, valore universale delle persone. Eppure, nel mondo, ogni due secondi una persona è costretta a fuggire a causa di conflitti, violenze, disastri naturali e persecuzioni. Sono oltre 120 milioni le persone costrette alla fuga, di queste, quasi 26 milioni sono minorenni.1

Dati allarmanti che denunciano un contesto di crisi non più rimandabile e che vestono antichi detti di una rinnovata consapevolezza. In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato (20 giugno), l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai racconta l’importanza di costruire ponti di solidarietà e speranza, una volontà che riflette i principi buddisti di disarmo interiore e rispetto per la dignità della vita. Dalla volontà ai fatti: grazie ai fondi 8×1000 della Soka Gakkai italiana, sono state coinvolte 40 organizzazioni e realtà associative in 183 città in Italia e all’estero per un totale di 5.3 milioni di euro investiti in progetti a tutela delle persone rifugiate.2 Uno strumento, quello dell’8×1000, con cui accompagnare un cambiamento positivo e coltivare un futuro inclusivo, solidale ed equo.

«La dignità della vita non conosce confini né nazionalità. In questa Giornata Mondiale del Rifugiato, celebriamo il coraggio della rinascita e l’importanza della comunità: ogni persona in fuga porta con sé un bagaglio culturale inestimabile e la nostra ambizione è quella di offrire opportunità concrete di autonomia e integrazione alle persone costrette a fuggire per trovare un rifugio sicuro – spiega Anna Conti, vicepresidente dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai. – Proteggere i diritti universali, infatti, significa proteggere ogni singolo individuo e coltivare, insieme, un futuro di pace e giustizia per tutti. Per questo, in linea con i princìpi buddisti, abbiamo da sempre preso un impegno nella promozione e tutela dei diritti umani. I diritti umani e l’educazione sono al cuore della nostra azione: con 80 progetti avviati e oltre 245.000 persone raggiunte, sono i nostri ambiti di intervento più rilevanti. E solo con le nostre iniziative a tutela delle persone rifugiate abbiamo raggiunto circa 14.000 persone».

Dal “Community Matching” di UNHCR Italia, Refugees Welcome e Ciac Onlusche crea ponti relazionali tra rifugiati e comunità locali, ai “Circoli Rifugio – Più corridoi per la libertà” di Arci per garantire corridoi umanitari sicuri, fino a “Protect people not borders” di Comitato 3 ottobre per educare le nuove generazioni alla cultura dell’inclusione: diversi i progetti di ampia portata che testimoniano l’impatto dell’8×1000 della Soka Gakkai Italiana per una società in cui tutti possano costruire il proprio futuro.

Rifugiati e volontari insieme per un nuovo modello di inclusione: ecco il “Community matching” di UNHCR,  Refugees Welcome e Ciac Onlus

Il progetto Community Matching, realizzato da UNHCR Italia in partenariato con Refugees Welcome Italia Ciac Onlus, rappresenta un modello innovativo di integrazione che abbina persone rifugiate a volontari locali attraverso relazioni strutturate di sostegno reciproco. Il programma, realizzato grazie ai fondi dell’8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, ha coinvolto numerose città dello Stivale all’insegna dell’inclusione: Torino, Milano, Padova, Parma, Ravenna, Bergamo, Bologna, Roma, Napoli, Bari e Palermo.

Una collaborazione transregionale che ha permesso di facilitare l’accesso ai servizi territoriali, alla casa, al lavoro e alla vita sociale delle comunità ospitanti e che ha coinvolto oltre 3.400 persone tra rifugiati, richiedenti asilo, apolidi e volontari, creando reti relazionali durature basate sulla fiducia e l’accompagnamento personalizzato.

Il progetto si articola, dunque, attraverso due azioni complementari: il “community matching” che abbina cittadini volontari (buddy volontario) a persone titolate di protezione e richiedenti asilo (buddy rifugiato) con l’obiettivo di creare un percorso di integrazione virtuoso. Quello che nasce è, quindi, un matching tra comunità di grande valore, una sinergia che incarna anche “Community as a Superpower”, il tema ufficiale della Giornata Mondiale del Rifugiato 2025. A questa attività sono affiancate le cliniche legali per l’apolidia, novità del progetto 2025. Le cliniche offrono assistenza legale specializzata a persone apolidi in collaborazione con università italiane.

«In un mondo con oltre 120 milioni di persone sfollate, l’Italia, come sistema paese, dimostra che l’accoglienza va oltre l’assistenza, e questo significa comprendere la persona che hai di fronte» racconta Chiara CardolettiRappresentante UNHCR per l’Italia, la Santa Sede e San Marino. «Grazie ai fondi 8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, abbiamo creato un modello rivoluzionario che abbina rifugiati e volontari locali in relazioni strutturate di sostegno reciproco. “Community matching” ha già trasformato la vita di oltre 3.400 persone tra rifugiati, richiedenti asilo, apolidi e volontari, facilitando l’accesso a servizi, casa, lavoro e integrazione sociale. Non offriamo solo aiuto materiale, ma costruiamo ponti di comprensione che rendono meno soli i giovani rifugiati, e responsabilizzano i giovani italiani ed europei come parte della soluzione».

I corridoi della libertà di Arci Nazionale: centinaia di persone oggi al sicuro in Italia

“Circoli Rifugio- Più corridoi per la libertà” di ARCI promuovono corridoi umanitari sicuri e legali per persone rifugiate provenienti da contesti ad alto rischio come Libia, Pakistan, Iran e Afghanistan. Il progetto garantisce un’accoglienza diffusa e dignitosa attraverso il coinvolgimento attivo dei territori e delle famiglie accoglienti. Grazie ai fondi 8×1000 della Soka Gakkai Italiana, sono stati implementati 10 corridoi umanitari che hanno permesso a 286 persone di raggiungere l’Italia in sicurezza, più altre 120 previste per il 2025-2026. Il programma, sviluppato in 21 città italiane e 13 Regioni, include percorsi di inclusione con corsi di lingua, orientamento legale, formazione professionale e accompagnamento al lavoro.

In cosa consiste il progetto? Parola a Filippo Miraglia, responsabile immigrazione, Diritto d’Asilo e Lotta al Razzismo di Arci: «Dall’agosto 2021 abbiamo ricevuto moltissime richieste di aiuto, cui abbiamo cercato di rispondere con lo strumento dei Corridoi Umanitari, e grazie ai fondi 8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, abbiamo potuto dare ai nostri circoli maggiore certezza di risorse e stabilità. Il progetto ha salvato, infatti, persone da contesti ad alto rischio e prevede percorsi di inclusione multidimensionale con corsi di lingua, orientamento legale, formazione professionale e accompagnamento al lavoro. Un modo per permettere alle persone di riunirsi e raggiungere, attraverso il dialogo, una mediazione tra diversi punti di vista» conclude Miraglia.

Protect people, not borders: Comitato 3 ottobre semina consapevolezza nelle nuove generazioni

Il progetto “Protect People, Not Borders”, realizzato dal Comitato 3 ottobre e sostenuto dai fondi 8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, semina consapevolezza nelle nuove generazioni attraverso un’iniziativa educativa transnazionale. Italia, Germania, Olanda, Francia, Regno Unito e Slovenia questi i Paesi coinvolti grazie alla rete educativa “Semi di Lampedusa” con cui sono state raggiunte oltre 3.200 persone tra studenti, docenti e persone con background migratorio, creando una rete internazionale di educazione ai diritti umani, alla solidarietà. e all’inclusione.

Il progetto si articola attraverso l’organizzazione della Giornata della Memoria e dell’Accoglienza a Lampedusa , attività laboratoriali nelle scuole con moduli formativi e testimonianze di sopravvissuti, ed eventi presso il Parlamento Europeo di Bruxelles per promuovere il riconoscimento dei diritti delle persone migranti. L’obiettivo del progetto è quello di educare ai diritti umani e alla solidarietà, favorendo nei giovani la comprensione delle esperienze di chi è costretto a migrare e rafforzando una rete educativa “universale” sui temi dei diritti umani, dell’inclusione, della memoria e dell’accoglienza.

La comunità in azione per il clima

Abbiamo intervistato Chiara Cecotti dell’Associazione Mani Tese e responsabile del progetto “Participation 4 Change: Persone al centro del cambiamento” finanziato con i fondi 8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai. Il progetto, realizzato attraverso un partenariato che comprende inoltre Deafal (Delegazione Europea per l’Agricoltura Familiare di Asia, Africa e America Latina ONG) e Siena Art Institute, promuove un insieme di azioni che, coinvolgendo le comunità delle province di Firenze e Siena con un focus sui giovani, diffondano comportamenti e forme di partecipazione attiva volte alla lotta ai cambiamenti climatici

In cosa consiste e quali sono gli obiettivi del progetto “Participation 4 Change”?

Il progetto ha come obiettivo quello di elaborare strategie di prevenzione e contrasto al cambiamento climatico nelle province di Firenze e Siena. Il titolo “Participation 4 Change” sintetizza i due aspetti più importanti che lo caratterizzano, la partecipazione e la possibilità che attraverso di essa si attivi un cambiamento.
La crisi climatica è universale e colpisce tutto il mondo e tutte le dimensioni della vita umana. Anche la Toscana è stata recentemente colpita da intensi eventi climatici. Questi eventi, come le alluvioni, impattano gravemente sulla vita delle persone, sul sistema urbano, sulle campagne, sui sistemi produttivi e non possono più essere considerati né come un’emergenza, né come qualcosa che si verifica ogni tanto a livello locale in territori predisposti.
Nello specifico le azioni del progetto saranno principalmente tre. La prima azione riguarda l’attivazione dei giovani attraverso dei laboratori di ricerca-azione, un’attività di formazione per docenti ed educatori e un campo estivo per giovani dai 16 ai 20 anni.
La seconda azione riguarda l’empowerment dei cittadini e comprende due attività: l’istituzione di due tavoli di progettazione partecipata sul clima e la realizzazione di workshop artistico-creativi legati al tema del contrasto al cambiamento climatico.
L’obiettivo finale del progetto è che le comunità territoriali possano loro stesse mettere in atto delle strategie di prevenzione e di contrasto alla crisi climatica, e realizzare un documento (Piano d’azione per il clima) con identificati gli impegni, le soluzioni locali e le buone pratiche di cittadinanza sostenibile.
Infine, saranno organizzati degli eventi dove verranno presentati i piani di azione del clima costruiti attraverso varie tappe di partecipazione della comunità. Sarà inoltre data diffusione dei risultati raggiunti con una campagna di comunicazione, nella speranza di generare un effetto moltiplicatore per altre comunità e territori.
Ci sentiamo fortunati perché le proposte sono tante e avere dei partner come l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai che le sostengono anche concretamente è fondamentale.

Come sono strutturati i laboratori di ricerca-azione per le scuole secondarie?

I laboratori di ricerca-azione seguono tre fasi. La prima fase è più cognitiva e riguarda l’approfondimento delle conoscenze sul tema del cambiamento climatico. La seconda fase coinvolge la dimensione socio-emotiva, quindi di sperimentazione. Un esempio è stata la visita presso un’azienda agricola in cui studenti e studentesse hanno incontrato esperti e hanno potuto vedere direttamente gli effetti del cambiamento climatico sul sistema agricolo.
L’ultima fase dei laboratori riguarda la sfera comportamentale, in modo da far nascere dall’esperienza vissuta la possibilità di essere attivi e protagonisti.
La ricerca-azione è una metodologia che rovescia gli impianti educativi, perché non cala le informazioni dall’alto ma insegna che dall’esperienza può derivare la conoscenza. Per fare un esempio concreto gli studenti e le studentesse che erano stati coinvolti nei laboratori a Siena successivamente hanno animato l’evento di lancio del progetto. Questa è la cosa migliore che possa succedere: le persone coinvolte nei laboratori alla fine si fanno carico degli obiettivi di progetto e si mettono in gioco direttamente per poterli realizzare.

Quali sono gli elementi innovativi del progetto in termini di attivazione della partecipazione della comunità?

Participation 4 Change non è una somma di azioni ma è un percorso. L’aspetto molto interessante del progetto è il collegamento che c’è tra ognuna delle azioni previste.
Quando si lavora sui temi della partecipazione delle comunità è essenziale coinvolgere soggetti che hanno istanze e linguaggi diversi e cercare di valorizzare tutto al massimo al fine di arrivare a un obiettivo comune.
Ogni azione si collega a un’altra: agli eventi di lancio del progetto, in cui gli studenti erano protagonisti, hanno partecipato più di venti realtà associative del territorio. Questo è stato fondamentale per l’istituzione del primo tavolo di progettazione.
Il cambiamento climatico non è una questione che compete solo alle istituzioni locali, ai governi, alle imprese, ai centri di ricerca o alle associazioni ambientaliste ma riguarda davvero tutta la comunità. Mettere insieme soggetti diversi e fare in modo che siano rappresentativi a loro volta dell’intera comunità è un metodo volto a favorire una partecipazione più ampia possibile e più consapevole.
Con Mani Tese, lavoriamo per sviluppare una governance diffusa perché tutti noi siamo chiamati a “governare” il nostro territorio: a partire dai comportamenti che siamo in grado di introdurre e dalla volontà di combattere una visione individualista. Si tratta anche di contrastare un atteggiamento di delega verso le istituzioni. Temi così trasversali alla vita delle persone devono essere presi in mano da tutti, dai ragazzi a scuola, alle famiglie, alle associazioni ecc.
La comunità non ha su di sé solo la responsabilità ma anche la possibilità di agire per attivare un cambiamento. Ecco perché il piano di azione del progetto diventerà quell’insieme di buone pratiche che rendono tutti responsabili e attori.

Quanto è importante creare una rete che coinvolge diversi attori per prevenire il cambiamento climatico?

Coinvolgere partner e attori nel progetto è fondamentale, significa poter essere presenti in più territori e quindi moltiplicare le iniziative e le azioni. Ma permette anche di avere una continua occasione di confronto reciproco.
Oggi è importante unirsi, perché le sfide sono tante e sono urgenti. Non possiamo non metterci insieme per affrontarle!
Ovviamente non vale solo per le associazioni ma anche per le persone e per i tavoli politici. Senza annullare le proprie modalità, la propria identità o storia – che sono importanti e vanno salvaguardate – è fondamentale concertare l’azione intrecciando le competenze e mettendo insieme le nostre visioni. Nessuno deve pensare che così facendo perde qualcosa, questa è solo una grande occasione di arricchimento per tutti. Il nostro obiettivo è creare un progetto ricco di risultati proprio grazie al partenariato.

A Roma l’evento conclusivo di FR*CINEMA

Venerdì 6 giugno si è tenuto il gran finale di FR*CINEMA, la rassegna cinematografica LGBTQIA+ promossa da Arcigay Roma in collaborazione con il Cinema Troisi, realizzato grazie al contributo dell’8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai.

Venerdì 6 giugno si è tenuto il gran finale di FR*CINEMA, la rassegna cinematografica LGBTQIA+ promossa da Arcigay Roma in collaborazione con il Cinema Troisi, realizzato grazie al contributo dell’8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

L’evento ha animato Piazza San Cosimato a Roma, piena di persone, in linea con la grande partecipazione che ha caratterizzato la rassegna al cinema Troisi che ha registrato oltre 3.000 presenze complessive, senza contare le migliaia di visualizzazioni tramite i social. Un’occasione di divulgazione dei valori legati al riconoscimento e all’accessibilità ai diritti umani, resa ancora più potente dalla massiccia presenza di giovani spettatori.
Il progetto ha dimostrato una straordinaria capacità di attrarre il pubblico con una proposta culturale di alta qualità, capace di veicolare attraverso la bellezza e l’arte, temi cruciali legati all’inclusione e ai diritti umani.

Il programma della serata è stato ricco di interventi e momenti culturalmente rilevanti. Oltre alla proiezione di Tangerine di Sean Baker (2015) – film cult interamente girato con uno smartphone, che racconta una giornata nella vita di due sex worker trans a Los Angeles – il pubblico ha potuto assistere alle coinvolgenti performance del coro SinCoro, di danza voguing a cura del Ballrhome Project, e alla partecipazione della drag performer Priscilla.

A moderare l’incontro è stato Pietro Turano, attore e attivista e vice presidente di Arcigay che insieme a Priscilla ha portato sul palco un messaggio forte di impegno civico e responsabilità collettiva. Durante il loro scambio hanno sottolineato l’importanza di utilizzare la visibilità e gli spazi pubblici per sensibilizzare sul rispetto dei diritti umani e sulla lotta alle discriminazioni, riaffermando il valore del cinema e della cultura come strumento di consapevolezza e trasformazione sociale.

Durante la serata anche un altro momento significativo: è stato dato avvio della seconda parte del progetto, sostenuto dai fondi dell’8×1000 della Soka Gakkai Italiana, con la premiazione del concorso FR*CINEMA per la realizzazione di un cortometraggio indipendente sul tema della parità di diritti e lotta a ogni forma di discriminazione. Il concorso ha ricevuto ben 450 candidature, segno della vitalità e dell’interesse che il progetto ha saputo generare. A chi vincerà sarà dato supporto per la realizzazione del cortometraggio e la sua diffusione, mentre per le altre 449 che hanno inviato i loro progetti verrà offerto un weekend intensivo di workshop formativi, dedicati allo sviluppo professionale nel settore cinematografico.

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