Pubblicate le graduatorie dei bandi “Ambiente” 2023

Sono disponibili le graduatorie dei due bandi dell’area di intervento “Ambiente” pubblicati a settembre 2023.

È ora possibile consultare le graduatorie dei bandi “Azioni per l’empowerment climatico” (ACE) e “Spazi Blu”, pubblicati a settembre 2023.

Le graduatorie – che riportano le proposte progettuali ammesse al finanziamento, quelle ammissibili ma non finanziabili per esaurimento fondi e quelle non ammesse al finanziamento – sono scaricabili qui:

L’empatia e la gentilezza possono cambiare il mondo

Abbiamo intervistato Sara D’Angelo, presidente dell’associazione Vitadacani, in merito al progetto “Diverse specie per un solo pianeta”, che interviene per salvare gli animali in difficoltà e coinvolgere la comunità come attore di cambiamento riguardo al degrado ambientale. Il progetto è in corso di realizzazione con il sostegno dei fondi 8×1000 dell’IBISG.

Qual è la mission della vostra associazione?

“Vita da Cani” è nato nel ’92 come ente che si occupava in particolare di randagismo, poi pian piano la nostra mission si è allargata. Oggi siamo un’associazione che lavora per la vita, la cura, la libertà di tutti gli animali contro ogni gabbia, maltrattamento e sfruttamento.
La nostra modalità di intervento riguarda due aspetti, uno pratico che afferisce alla cura, l’accoglienza, il salvataggio di animali che arrivano da noi o perché si sono auto liberati da situazioni di sfruttamento, o perché noi abbiamo seguito le loro storie e siamo riusciti a portarli in salvo. Ospitiamo più di 500 animali nelle nostre strutture. Tuttavia, non possiamo cambiare il mondo portando in salvo tutti gli animali, per tale ragione l’altro aspetto di cui ci occupiamo è comunicare e promuovere una serie di iniziative di sensibilizzazione e formazione. Le nostre parole chiave sono empatia e gentilezza. Riteniamo che l’empatia sia un motore di trasformazione potentissimo che può cambiare il mondo, noi creiamo delle situazioni di incontro tra persone e animali con l’obiettivo di sperimentare l’empatia. All’interno delle nostre strutture instauriamo relazioni orizzontali basate sul rispetto, sulla gentilezza, che abbiamo imparato proprio dagli animali con i quali viviamo. Vita da Cani collabora con tanti enti con finalità analoghe, siamo i rappresentanti della “Rete dei Santuari di animali liberi in Italia”, un network che raggruppa parecchi centri, associazioni e rifugi. Non ci definiamo un grande ente istituzionale, ciò che noi facciamo è chiedere alle persone di venire ad aiutarci, di seguire insieme a noi le battaglie che portiamo avanti sia nell’accudimento diretto degli animali, sia nel tentativo di cambiare il mondo.

Perché è importante fare azioni con l’obiettivo di sensibilizzare sempre di più al rispetto dei diritti degli animali e come è cambiata in questi ultimi anni la situazione in questo ambito?

Nel corso degli anni la sensibilità è cresciuta, prima nei confronti degli animali domestici, adesso si sta cercando di cambiare il nostro modo di vedere tutti gli altri esseri viventi che condividono con noi questo pianeta. È fondamentale lo sforzo continuo di toglierci dalla testa quei condizionamenti, quelle gabbie che ci fanno pensare che se il mondo è così, dopo tutto deve rimanere così. Condizionamenti che ci fanno pensare, ad esempio, che se vedo un cane alla catena faccio subito una segnalazione, ma quando passa un camion con il bestiame la considero una situazione normalizzata e che non c’è bisogno di un mio intervento. È un continuo sforzo di cambiare la realtà per cogliere tanti aspetti e questioni che ancora non sono state approfondite. Il primo step è l’informazione. Internet, le investigazioni, i filmati… hanno aperto delle crepe in quel muro possente che permette lo sfruttamento tranquillo degli altri animali. Noi esseri umani stiamo consumando tutte le risorse sulla terra e sfruttiamo il resto dei viventi, dobbiamo riuscire a fare un’autocritica e a rivalutare la modalità in cui agiamo in questo mondo. Con le nostre iniziative che prevedono un incontro diretto con gli altri animali, nel rispetto della loro libertà, cerchiamo di attivare un cambiamento, conoscendo gli altri animali, e far cadere dei paradigmi che nascono dalla non conoscenza.

Quali sono gli obiettivi e in cosa consiste il progetto “Diverse specie per un solo pianeta”?

Noi siamo una piccola associazione ma con grandi progetti, ci siamo sempre molto arrangiati e rimboccati le maniche, perciò tante cose sono state fatte in economia. Il contributo dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai è fondamentale per noi. Il progetto prevede l’ampliamento e la ristrutturazione di alcune delle nostre strutture, tra cui la predisposizione di un’infermeria. Abbiamo una comunità di uccelli e stiamo riqualificando la struttura che serve per la loro riabilitazione, per restituirli a una vita libera. L’altro aspetto del progetto è relativo al miglioramento delle strategie comunicative e al perfezionare il progetto didattico. Ci sarà sia una formazione interna degli operatori sia delle formazioni esterne aperte alla cittadinanza molto importanti. Vita da Cani accoglie attivisti, volontari e persone comuni che transitano anche da altre strutture e che vengono da noi a imparare. L’obiettivo è coinvolgere tutta la realtà territoriale per sensibilizzare la comunità sulle problematiche del degrado ambientale, della crisi climatica, e trovare delle modalità di intervento diretto per cambiare e che loro stessi siano strumento di cambiamento. Questo è quello che noi insieme a voi cercheremo di fare.

Le associazioni che si occupano di difesa degli animali sono poche e molte vivono una fase pionieristica, cosa pensa sia importante rafforzare?

La chiave è uscire dalla realtà emergenziale continua. Gli enti che si occupano di animali corrono da un’emergenza all’altra, che sicuramente è una parte importante perché cambiano la vita di quei singoli soggetti che accolgono, ma manca la parte strategica per cambiare profondamente la realtà e fare in modo che ci siano sempre meno emergenze. Pochi fondi e poche risorse umane, ed emergenze da cui si è costantemente risucchiati. Chi gestisce un ente per la tutela degli animali deve avere un’idea chiara della propria sussistenza, capire quali risorse servono e lavorare per trovarle. Una volta aperto un rifugio è importante non chiuderlo, perché fai una promessa agli animali che accogli. Quindi è molto importante formarsi, avere capacità organizzative e raccogliere i fondi. Purtroppo i fondi sono molto limitati, non ci sono leggi dello Stato che concedono contributi per gli animali che storicamente vengono considerati cibo.

Lei da tanti anni si occupa di protezione dei diritti degli animali, come è nata questa sua passione? Cosa consiglierebbe a qualcuno che desidera dare un contributo, anche partendo da azioni apparentemente poco significative nel quotidiano?

La mia famiglia mi ha trasmesso il valore della giustizia, il senso critico e la convinzione che ognuno può fare la differenza. Sono cresciuta insieme a cani e gatti, che ho sempre considerato familiari, in particolare ho sviluppato una relazione profonda con uno dei miei primi cani e da lì ho iniziato a interrogarmi su alcuni aspetti. A tredici anni sono diventata vegetariana, ho deciso dall’oggi al domani che non avrei più mangiato animali. Ero nell’età dello sviluppo e i miei genitori mi hanno portato da un nutrizionista. Poi nel corso del tempo sono diventata vegana. Sono sempre stata una persona molto determinata di carattere. La prima associazione è nata quasi per gioco con tre compagne di liceo, eravamo senza soldi ma abbiamo lavorato sui bandi e alcuni progetti europei che poi hanno avuto fiducia in noi. Rispetto al contributo che ognuno di noi può dare, consiglierei alle persone di iniziare dal rapportarsi agli animali con rispetto, amicizia e non con logiche gerarchiche. Sicuramente la prima cosa è decidere di non mangiarne… Io consiglio sempre di fare una bella palestra presso un rifugio, entrare in una comunità che ti stimola. Noi siamo sede di servizio civile universale, italiano ed europeo. Attualmente abbiamo otto ragazzi, alcuni di loro dopo il servizio restano a lavorare da noi. In questo momento storico pieno di violenza e di guerre, c’è anche un grande potere di trasformazione. Agire ti dà speranza. Noi crediamo che anche nella situazione più tremenda ci sia sempre speranza.

Una rivincita per il quartiere

In merito al progetto ALL – Agro Living Lab Ponticelli, realizzato da Era Cooperativa Sociale grazie ai fondi 8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, abbiamo intervistato Margherita Aurora del centro diurno Liliput, Antonio Pone dell’associazione Jolie Rouge e un beneficiario del progetto.
Questo prevede una nuova area polifunzionale e di verde urbano attraverso l’ampliamento dell’orto sociale di Ponticelli (Napoli) da destinare ad eventi artistici e culturali in un processo partecipato di cittadinanza attiva.

 

Margherita Aurora, educatrice Centro diurno Liliput

Come nasce il progetto? Avete la percezione che la comunità locale sia consapevole della trasformazione di questo territorio e ne stia beneficiando?

L’Orto sociale di Ponticelli nasce otto anni fa quando, come Centro diurno Liliput della Asl di Napoli 1, abbiamo chiesto in affidamento al Comune un parco pubblico abbandonato per la riabilitazione dei pazienti che seguiamo.
Il parco era una giungla, siamo partiti creando una rete con venti associazioni di cittadini, scuole e parrocchie del territorio. Attualmente contiamo oltre duecento terrazze all’interno dell’orto.
In questo percorso abbiamo avuto la fortuna di incontrare l’8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai. Uno dei principali obiettivi del progetto è costruire un luogo dove vivere una dimensione comunitaria, perché non è la singola persona che si prende cura dell’area, ma sono le scuole, le famiglie e l’associazione con i suoi membri a farlo. Le persone si aggregano spontaneamente alla realtà dell’orto e molti non vengono qui solo per portare a casa i prodotti della terra, che ovviamente sono fondamentali, ma contribuiscono a 360 gradi al progetto sociale. Il prossimo passo è la realizzazione del teatro che sarà un’ulteriore possibilità per il territorio di sentire proprio uno spazio che gli era stato precluso.
Attraverso il progetto sono state erogate delle borse lavoro per la manutenzione del verde destinate a persone con fragilità, che stanno facendo un percorso di cura e di promozione dell’autonomia.

Quali sono gli ostacoli che riscontrate maggiormente e che minano la motivazione delle persone con fragilità?

Il progetto nasce dal Centro diurno Lilliput, un servizio che segue persone che si emancipano dalla dipendenza di sostanze e poi necessitano di un contesto sociale in cui tornare. Ovviamente i rapporti di amicizia, e molto spesso anche quelli con i familiari, sono compromessi per queste persone.
Come prima istanza, l’orto crea occasioni di incontro per imparare a ricostruire relazioni sane e poi, attraverso dei tirocini formativi, diamo loro delle borse lavoro che permettono di avere un riscatto economico. Sono le due dimensioni, quella sociale e lavorativa, che più li penalizzano. Inizialmente l’impatto non è stato semplice perché erano additati come persone tossicodipendenti, ma ad oggi tutti lavorano fianco a fianco; è un bellissimo risultato che stiamo ottenendo perché le persone hanno capito che anche chi ha fragilità ha il diritto di vivere una vita normale.
Il lavoro degli educatori è sostenere la persona, ci sono dei percorsi psicologici per aiutarla a superare i momenti di difficoltà.
Grazie al progetto dell’orto i beneficiari hanno la possibilità di sperimentarsi in un contesto nuovo e ricco di persone, allenandosi per potersi reinserire nel contesto sociale, familiare e lavorativo. Anche a percorso finito, l’orto ci dà la possibilità di continuare questo accompagnamento della persona a distanza e di osservarla. I beneficiari sanno che hanno sempre la possibilità di un confronto con noi per parlare delle loro difficoltà, ma anche delle soddisfazioni che hanno maturato lungo il  percorso.

Antonio Pone, coordinatore progetto per APS Jolie Rouge – Needle Agopuntura urbana

Quanto è importante promuovere iniziative culturali e di socializzazione in contesti particolarmente vulnerabili?

Il progetto ALL – Agro Living Lab è organizzato nel quartiere di Ponticelli, una zona molto periferica di Napoli, dove sono presenti sia problemi nelle infrastrutture che sacche di povertà e marginalità sociali.
Agro Living Lab è un processo di rigenerazione di uno dei grossi polmoni verdi della città che vuole costruire percorsi di cittadinanza attiva per quei tanti abitanti che si trovano in condizioni di povertà ed esclusione, un laboratorio “vivente” che coinvolga la comunità degli ortolani che dal 2015 è attiva all’interno di quell’area e li metta in relazione con il quartiere per avere una lettura condivisa dei bisogni intorno ai quali costruire progettualità. La valorizzazione del verde urbano è uno degli elementi centrali, ma il progetto si concentra soprattutto sulla promozione di attività culturali che favoriscono il coinvolgimento di giovani in dispersione scolastica e soggetti che vivono una povertà educativa. La volontà è di intervenire anche creando un contenitore che dia spazio ai tanti soggetti collegati, dal terzo settore alle scuole ai gruppi informali.

Come si stanno svolgendo gli interventi rigenerativi del progetto dell’area interessata?

Gli interventi sono strutturati secondo alcuni criteri dell’agopuntura urbana. Si inizia da una mappatura generale del territorio per arrivare al “collo di bottiglia”,  cioè da una lettura più ampia del quartiere si va a stringere progressivamente fino alla lettura delle aree funzionali che compongono l’area d’intervento e ovviamente il parco.
Poi tutto quello che è stato raccolto nella prima fase di indagine condivisa, converge in un processo di disamina: una squadra di architetti e progettisti ambientali interagisce con la comunità degli ortolani, con gli abitanti e il quartiere in generale, per tradurre le esigenze emerse in un progetto. In termini di biodiversità il parco in alcune parti assume la forma di bosco, anche a causa dell’incuria di tanti, ma questa in realtà è per noi una ricchezza di biodiversità assolutamente da tutelare. La questione della manutenzione è sempre una sfida perché i parchi urbani sono stati pensati in un’epoca in cui la manutenzione era più fattibile perché c’erano maggiori risorse.

Quali ostacoli state riscontrando?

Gli ostacoli principali ruotano intorno a due questioni. La prima è di carattere amministrativo, perché le aree verdi di Napoli sono spesso oggetto di responsabilità diffuse su più enti e questo rende molto complesso il coordinamento con le amministrazioni locali. Un altro ostacolo è la presenza di soggetti che rappresentano delle minacce per il parco: dall’elemento più banale del furto degli ortaggi a episodi di violenza più esplicita nei confronti di chi abita e anima quell’esperienza. La logica dietro al nostro intervento è esattamente quella di allargare la fruizione del parco a tutto il quartiere poiché questo rappresenta una forte difesa sociale. Relazionarsi con i giovani, le scuole, le organizzazioni a livello territoriale consolida il ruolo che quel parco già riveste in maniera forte all’interno del quartiere e della città e volendo anche nel Paese, essendo una delle esperienze di orti fra più grandi d’Europa.

Abbiamo chiesto a O. I., un beneficiario, cosa rappresenta per lui far parte di questo progetto

Per me è un’opportunità molto importante, essendo di Ponticelli sento che questo progetto rappresenta un riscatto per me e per il mio quartiere.
L’esperienza più significativa è la collaborazione che si è creata tra noi e gli ortolani perché ci sosteniamo a vicenda per tenere quanto più possibile pulite e curate le terrazze dell’orto. Si è creato un bel rapporto di amicizia, se ci serve una mano li chiamiamo e loro chiamano noi. Siamo sul posto dal martedì al venerdì e le mie mansioni sono principalmente tagliare l’erba e pulire.
Il mio desiderio per il futuro è trovare un posto di lavoro fisso che mi permetta di vivere con serenità, sia per me che per la mia famiglia.

Grazie al progetto sto imparando tante cose nuove che non ho mai fatto, come piantare gli ortaggi, potare le piante e tagliare alberi. Gli ortolani del posto mi hanno dato una mano, così come i colleghi inseriti nel progetto.

A me piace tanto stare in mezzo alla natura, inoltre sentire che sto facendo qualcosa per il mio quartiere è molto significativo.

Prima quelle aree erano abbandonate, adesso vedo con i miei occhi come tutto si sia trasformato. Ora è possibile fare una passeggiata e ognuno può trascorrere nel parco del tempo piacevole, questa è una rivincita per noi e per il quartiere.

L’agricoltura sociale per rigenerare la comunità locale

Abbiamo intervistato alcune persone direttamente coinvolte nel progetto Habitat, finanziato grazie ai fondi 8×1000 della Soka Gakkai e realizzato dalla Cooperativa Sociale Capovolti in un’area adiacente a una ex-discarica illegale interessata da opere di deforestazione, nel comune di Montecorvino Pugliano (Salerno).

 

Francesco Napoli, responsabile di progetto

Come nasce e in cosa consiste il progetto Habitat e perché interessa proprio quest’area?

Il progetto Habitat consiste in un intervento di riqualificazione e rigenerazione di terreni incolti all’interno dell’area geografica dei Monti Picentini che si affaccia sul Golfo di Salerno e che storicamente è stata impoverita e abbandonata, soprattutto per quanto riguarda l’agricoltura.
Il progetto restituisce alla comunità ciò che era abbandonato: i casali, le culture, le tradizioni, la dieta mediterranea, andando a valorizzare il patrimonio agroalimentare del territorio. Ma non solo, Habitat promuove l’agricoltura sociale, un ecosistema di welfare, che è un modo per rigenerare la comunità locale rimettendo al centro le persone più fragili.
Infatti, il progetto ha il valore essenziale di accompagnare nella formazione e nell’inserimento lavorativo persone con vulnerabilità e svantaggi all’interno delle attività di riqualificazione, inoltre di restituzione alla comunità locale dei luoghi di bellezza e anche di promozione e di valorizzazione delle eccellenze locali che stiamo recuperando in questa fase.

Per realizzare i vostri obiettivi avete deciso di creare una rete e lavorare insieme. In cosa consiste la collaborazione tra i vari attori del progetto?

Poiché parliamo di un ecosistema, di welfare, di prossimità e di comunità, la rete territoriale diventa un elemento essenziale di realizzazione e progettualità.
Per fare questo abbiamo scelto dei partner con i quali storicamente la nostra cooperativa collabora sia in termini operativi, ma soprattutto in termini etici e valoriali, che è essenziale per portare avanti delle progettualità di questo tipo. 
Il partenariato è stato selezionato in termini di competenze, per cui ogni attore della rete territoriale ha gestito una parte della progettualità affinché si potesse seguire da un lato il tema della rigenerazione dei terreni incolti oggetto d’intervento e dall’altro accompagnare i beneficiari e la comunità ad avere un contatto, a costruire un legame, un senso di appartenenza con questo luogo e con questo territorio. 

Quanto è stato importante il sostegno dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai? 

L’intervento dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai è stato essenziale in termini di sostegno finanziario, ma anche di collaborazione nella costruzione di questa progettualità e nel portare avanti questo intervento.
Il nome del progetto, Habitat, indica proprio il recupero e la messa a disposizione degli spazi che diventeranno un habitat, per esempio per le api, essenziali per la sopravvivenza dell’ecosistema complessivo. Quest’area geografica è complessa perché è stata oggetto di uno sfruttamento del suolo che ha impattato notevolmente dal punto di vista ambientale e idrogeologico.
Confidiamo che le risorse messe a disposizione portino i frutti sperati per restituire questi luoghi e valorizzare le produzioni che qui verranno realizzate.

Giuseppe Marotta, operatore della cooperativa Capovolti

Uno degli obiettivi del progetto è favorire l’inserimento lavorativo di persone con fragilità. Quali sono le principali difficoltà e come le state superando?

Parlando del contesto specifico dell’agricoltura, la difficoltà maggiore è stata riscontrare che le persone inserite non si sentivano in grado di svolgere determinate mansioni. C’è stata da subito una grande empatia e un desiderio di riuscire a valorizzare ogni passo in avanti; la cosa importante è avere pazienza perché, anche se non sai fare qualcosa, poi piano piano la impari. 
Alla fine di ogni attività infatti si è sempre riscontrata una grande soddisfazione da parte loro, perché avevano raggiunto un obiettivo, diventando totalmente padroni e responsabili dell’azione che avevano fatto. 
Personalmente ho dovuto superare i miei pregiudizi: il lavoro agricolo, di campagna, è pesante e va fatto in un certo modo. Per questa ragione inizialmente ho fatto una gran fatica a delegare a persone che presentavano diverse fragilità, ma lavorando su me stesso mi sono impegnato a trasmettere loro la mia fiducia. 
Ci sono persone che sono inserite con noi da più di sette anni e hanno appreso molte nozioni, sono loro adesso che insegnano ai nuovi arrivati e per noi questa è la più grande soddisfazione. È il risultato del lavoro svolto con tanta passione e pazienza. 

Il progetto Habitat promuove anche iniziative didattiche ed educative per i minori, gli adolescenti e le famiglie. Quale impatto si sta avendo grazie al progetto?

L’impatto che abbiamo riscontrato attraverso l’esperienza dei nostri ospiti e delle famiglie è per noi totalmente positivo e va oltre ogni immaginazione. Questo era un territorio martoriato, abbandonato a se stesso e le bellezze della natura non si vedevano più; noi miriamo a renderlo un parco fruibile a tutti ripristinando i danni fatti nel passato. 
La nostra forza, la dedizione e la consapevolezza ci dice che possiamo farlo. Sarà faticoso, sicuramente. Ma i riscontri che arrivano dal territorio dopo le prime attività svolte sono molto positivi perché hanno avuto un risultato eccellente. 

Beneficiario del progetto

Che tipo di percorso hai avviato grazie al progetto, quali sono gli impegni che porti avanti? 

Noi siamo una realtà agricola, a seconda delle stagionalità coltiviamo alcuni prodotti e poi procediamo alla loro trasformazione. Da poco abbiamo finito la raccolta di pomodori, melanzane, fagioli e prodotti tipici estivi e iniziato la raccolta delle olive per fare l’olio biologico. Essendo quest’area molto vasta, inoltre, c’è sempre da tenere pulito, tagliare l’erba o mettere in ordine.
Organizziamo anche dei progetti con le scuole e facciamo da accompagnamento ad associazioni o enti che desiderano portare qui le loro proposte.
Vogliamo trasmettere l’idea di uno spazio aperto, dando questa possibilità a tutte le realtà, naturalmente conoscendo in anticipo i progetti e rispettando determinati requisiti. 
Un progetto basilare che portiamo avanti con le scuole è “l’orto quadrato”: un metro e mezzo di terreno, fatto dentro un cassone di legno con all’interno delle anfore per l’irrigazione. È molto semplice per chi non ha mai avuto esperienze in agricoltura. Veder crescere una piantina e tenerla sempre sott’occhio dà sempre una grande soddisfazione.

Che impatto ha avuto il progetto nella tua vita? 

L’ha sicuramente migliorata dal punto di vista lavorativo. Qui al sud ci troviamo spesso a lavorare sottopagati, in nero o con contratti ridicoli. 
Inoltre, a me piace tantissimo la natura, ho sempre fatto l’orto, coltivato, ma non ho mai avuto l’occasione di farlo come lavoro fisso.
Grazie al progetto invece posso dare una continuità a questi sforzi. È sicuramente un viaggio molto faticoso perché lavorare in campagna è duro e per farlo bisogna avere passione.

Quali sono i tuoi sogni per il futuro? 

Il mio sogno, legato al progetto, è che ci siano sempre più realtà che vengano qui e uniscano le loro esperienze. Le idee sono tante, come ad esempio fare teatro e altre attività artistiche. 

“Il Verde in Città. Un luogo dove stare bene insieme”

Il progetto “Il verde in città – Un luogo dove stare bene insieme” di Libertà Era Restare, sostenuto con i fondi 8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, coinvolge le persone che vivono in una stessa comunità a lavorare insieme e fare rete per rigenerare un’area verde in disuso di 14.000 mq, affinché diventi uno spazio pubblico dei cittadini e delle cittadine del quartiere Navile di Bologna.

Francesco Manieri, presidente di Libertà Era Restare

Come nasce e in cosa consiste il progetto “Il verde in città”? E perché interessa proprio quest’area geografica?

Il verde in città nasce per riqualificare un’area demaniale in stato di abbandono e grave degrado. Acquisendo la sede in via Agucchi, nel quartiere Navile di Bologna, abbiamo visto che esisteva quest’area di un ettaro e mezzo che era diventata una discarica ed è emerso il desiderio di avviare un’opera di riqualificazione per rendere ai cittadini questo spazio.
Nel progetto, oltre alla bonifica, è prevista la piantumazione di essenze che erano andate perdute negli anni e la realizzazione di un orto sociale di 1500 metri quadrati, dove i cittadini coltivano gli ortaggi per il loro consumo domestico.
La scommessa è stata realizzare un unico orto sociale condiviso, dove tutti lavorano insieme e in cui si condividono i prodotti della terra.
Uno degli obiettivi del progetto è contrastare il cambiamento climatico posizionando nuove piante forestali, da frutto, arbusti e piante agricole, che producono ossigeno e assorbono anidride carbonica. Anche un intervento apparentemente piccolo dà risultati grandi nella lotta alla produzione di anidride carbonica.

Quanto è stato importante il contributo dei fondi 8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai?

Il contributo dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai è stato fondamentale, noi siamo una piccola realtà che si sostiene con le quote sociali dei propri associati e tramite iniziative locali.
Poter usufruire di questo contributo ci ha permesso di fare un salto di qualità, investire sulla formazione, sulla progettazione e sul coinvolgimento di altre realtà sociali per contribuire a realizzare opere che rimarranno nel tempo sul territorio.
Da quando il parco è tornato a uno stato naturale, i cittadini e le cittadine della zona stanno apprezzando e fruendo dello spazio, le persone hanno cominciato a fare le passeggiate e fermarsi qui per la pausa pranzo, altri stanno partecipando alle attività culturali, alla cura dell’orto e alla manutenzione del parco.
È un bene comune che viene restituito alla cittadinanza, e la cittadinanza dovrà farsene carico.

Martina Riccio, Centro di Salute Internazionale e Interculturale (CSI)-APS (soggetto partner) 

Il Centro di salute Internazionale e Interculturale lavora sul territorio da diversi anni e ha sviluppato delle relazioni di conoscenza e fiducia con chi lo abita, dall’avvio del progetto tanti si sono avvicinati tramite il passaparola.
Dai nostri studi emerge che ci sono molte persone che avrebbero bisogno, ma non beneficiano, dei progetti disponibili rivolti alla promozione della salute e del benessere, per tale ragione il nostro obiettivo è coinvolgere sempre più persone nel progetto.
Attualmente, oltre all’orto sociale, abbiamo un appuntamento settimanale per creare dei momenti collettivi di socializzazione e fare delle attività insieme, come ad esempio la proiezione di film grazie al cinema all’aperto. Inoltre, le feste sono uno dei modi migliori per fare socialità.
Prima quest’area era un groviglio di rovi e topi, un grosso problema per le abitazioni confinanti, le persone che ci vivono adesso sono le prime che usufruiscono del parco; nel comparto di edilizia residenziale pubblica adiacente al Parco vivono circa seicento famiglie.

Quali sono le sfide che state incontrando?

Le persone che solitamente accedono più facilmente alle attività offerte dal territorio sono quelle che hanno più risorse per farlo, più soldi e conoscenze.
La prima sfida per noi è mantenere un approccio di equità dando di più a chi ha più bisogno, mettendo le persone che fanno più fatica in condizione di partecipare alle attività che offriamo.
Uno degli obiettivi dell’orto sociale è che le persone riescano a portarsi a casa la spesa, ricevendo un beneficio immediato sia in termini di risparmio economico, sia di cibo sano. Non è facile perché si sentono in dovere di dare qualcosa, anche solo un’offerta.
La condivisione di un orto collettivo porta con sé la sfida nella gestione dei conflitti che emergono naturalmente e dunque, quando emergono tensioni o i dubbi, l’obiettivo è quello di lavorarci insieme.
Per superare la difficoltà di coinvolgere anche le persone di origine straniera e farle sentire protagoniste attive, abbiamo pensato di piantare insieme a loro prodotti agricoli di altra provenienza e questa proposta è piaciuta molto!
La zona è molto frequentata dai bambini, di fianco al parco c’è un centro socio-educativo e collaboriamo con gli educatori che lo gestiscono.
Coinvolgere gli adolescenti è più complicato perché tendono a stare con i loro amici, per questa ragione siamo in rete con il servizio di Educativa di strada che è in contatto con molti ragazzi e ragazze.
Quest’estate abbiamo organizzato anche degli incontri sul rapporto tra ambiente e salute, che è quello di cui ci occupiamo noi nello specifico. Le attività che proponiamo come Centro di salute, sia laboratori pratici sia incontri collettivi, hanno sempre l’obiettivo di riflettere insieme e fare esperienza di come tutto influisce sulla nostra salute.
La sfida più grande per noi è progettare e agire in una prospettiva a lungo termine. Dare sostenibilità al progetto è fondamentale e stiamo costruendo le condizioni affinché in futuro tutto venga autogestito dagli abitanti del territorio, come uno spazio pubblico, senza bisogno della nostra presenza.

Emanuela, beneficiaria del progetto

Perché hai deciso di aderire al progetto?

Innanzitutto, mi piace stare a contatto con la natura. Poi il progetto è interessante perché si fanno esperienze nuove, si cerca di incentivare le persone e si creano cose buone e sane; sono riuscita anche a risparmiare su alcuni alimenti che compravo al supermercato. Mancava in città una cosa del genere. Grazie al progetto scopro e imparo cose nuove, mi diverto e condivido con gli altri, sia nel quartiere sia con persone che vengono da fuori. Ho coinvolto mio figlio, che partecipa volentieri. Personalmente in quello che faccio ci metto il cuore e vedo che la gente apprezza molto, ciò mi gratifica.
All’interno del progetto è prevista l’organizzazione di feste ed eventi. C’è stata una grande festa di quartiere che abbiamo fatto qui proprio nell’orto, dove sono venuti anche i rappresentanti delle istituzioni; c’erano molti giovani e tutte le persone hanno apprezzato ciò che abbiamo preparato da mangiare.

Khadija, beneficiaria del progetto

Perché per te è importante il progetto Il verde in città?

Quando mi è stato proposto di prendere parte al progetto stavo attraversando un periodo difficile, in cui sentivo il bisogno di conoscere persone nuove e trascorrere del tempo nel verde insieme alla mia famiglia.
Sono una mamma casalinga di quattro bimbi, mi trovo spesso a fare i conti con la stanchezza e poter portare i bambini in uno spazio come questo, in cui possono correre, svagarsi, fare delle cose nuove, è fondamentale per la salute e per il benessere di tutti.
I miei bimbi fanno molte nuove esperienze, conoscono le verdure e le piante, lavorano con le mani, toccano la terra e l’acqua. E noi approfittiamo tutte le volte che possiamo per raccogliere questi meravigliosi frutti dell’orto. Personalmente, è la prima volta che faccio una cosa del genere, è un’esperienza bellissima in cui posso confrontarmi e scambiare idee con persone nuove su tematiche interessanti. Anche gli eventi a cui partecipiamo sono molto stimolanti!

Comunicato stampa – “Youth4Climate: Sparking Solutions”

La Soka Gakkai sostiene l’azione di UNDP e del Governo italiano. Alberto Aprea, Presidente dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, ha partecipato alla cerimonia conclusiva dell’evento “Youth4Climate: Sparking Solutions”, nel contesto dell’omonimo progetto – organizzato dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo – sostenuto dai fondi 8×1000.

La Soka Gakkai Italiana ha partecipato a “Youth4Climate: Sparking Solutions 2023”, l’iniziativa globale co-condotta da UNDP (Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile) e Governo italiano, insieme ad altri partner strategici con lo scopo di costruire un ambiente inclusivo, sicuro e favorevole alla leadership dei giovani e alla loro cooperazione per un’azione comune sul clima. Quattro sono le aree tematiche di intervento del programma: educazione al clima, energia, alimentazione e agricoltura, sostenibilità urbana. 

All’iniziativa, che si è svolta a Roma dal 17 al 19 ottobre, hanno partecipato tra gli altri, anche centotrenta giovani under 30 provenienti da 63 Paesi. Numerose le sessioni di alto livello alla presenza dei piú alti vertici istituzionali internazionali e italiani. Nel corso della sessione conclusiva, che si è tenuta il 19 ottobre alla Casina di Piazza Madama, si è svolta la cerimonia di premiazione dei progetti di azione per il clima sostenuti dall’organizzazione internazionale. Erano presenti tra gli altri: l’Amministratore dell’UNDP Achim Steiner, il Vice Presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Antonio Tajani, il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, e i vertici delle Agenzie delle Nazioni Unite del polo romano. Il Presidente dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai Alberto Aprea ha partecipato all’evento con un breve saluto istituzionale.

“Nella prospettiva buddista, la specie umana non è la dominatrice del pianeta – afferma Alberto Aprea, Presidente dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai – l’universo è un’unica entità vivente in cui ogni singola forma di vita, l’ambiente che la circonda e tutti i fenomeni sono collegati in una rete di relazioni di interdipendenza e reciproco sostegno. Alla luce di ciò, avere cura dell’ambiente equivale ad avere cura della vita stessa”.

Coerentemente con questa visione, nel 2024 la Soka Gakkai – all’interno della campagna “Cambio Io Cambia il Mondo” – promuove in tutta Italia una mostra con l’obiettivo di sensibilizzare le coscienze sulla necessità di agire, ora, per la lotta ai cambiamenti climatici. Dal 1983, ogni 26 gennaio, giorno della fondazione della Soka Gakkai Internazionale, Daisaku Ikeda invia una “Proposta di Pace” alle Nazioni Unite e a personalità di tutto il mondo in cui esamina i problemi più urgenti che l’umanità si trova ad affrontare, mettendo in luce, oltre alle soluzioni pratiche, i principi filosofici che possono sostenere un cambiamento radicale. In particolare, alla COP27 dello scorso anno, la SGI ha contribuito all’organizzazione di un evento collaterale ufficiale dal titolo “Giovani e Fede”, in collaborazione con un’organizzazione giovanile cattolica africana. La Soka Gakkai italiana ha deciso di sostenere Youth4Climate e contribuire ad aumentare il numero dei progetti vincitori del bando attraverso i fondi dell’8×1000, permettendo così a un maggior numero di giovani di ricevere un contributo economico.

Pubblicati i nuovi bandi “Ambiente”

L’8 settembre 2023 sono stati pubblicati due nuovi bandi nell’Area di intervento “Ambiente“. Sarà possibile inviare le proprie proposte progettuali fino al 9 novembre 2023.

I due bandi sono:

  • Azioni per l’empowerment climatico“, a sostegno di interventi di educazione, formazione e sensibilizzazione sul tema del contrasto ai cambiamenti climatici; 
  • Spazi Blu“, a supporto di interventi di tutela delle aree costiere e marine, con particolare attenzione alla biodiversità e al patrimonio culturale tradizionale.

Ogni soggetto proponente o capofila può presentare un’unica proposta progettuale.
La domanda di partecipazione può essere inoltrata solo tramite la piattaforma gestionale dell’IBISG.

Dopo aver effettuato l’iscrizione alla piattaforma è necessario compilare l’area anagrafica e procedere con l’invio. Una volta ricevuta la conferma dell’attivazione dell’anagrafica da parte dell’ufficio amministrativo, il sistema permette l’accesso ai bandi. Ai bandi è possibile candidarsi accedendo al modulo per la presentazione delle proposte progettuali e a tutti i modelli utili.

Le proposte dovranno essere caricate sulla piattaforma gestionale entro e non oltre le ore 12:00 (CET) del 9 novembre 2023.

Con i fondi 2023 dell’8×1000, l’IBISG – Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai si propone di contribuire attivamente al conseguimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per uno sviluppo sostenibile, equo e inclusivo, in cui le tre dimensioni ambientale, economica e sociale siano viste e affrontate olisticamente, in accordo con l’aspirazione buddista alla creazione di valore, alla crescita della consapevolezza e dell’empowerment individuale, al fine di realizzare un grande cambiamento nel mondo.

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Preavviso di pubblicazione bandi

La domanda di partecipazione potrà essere inoltrata unicamente tramite la piattaforma gestionale online dell’IBISG a partire dall’8 settembre 2023

Dopo aver effettuato l’iscrizione alla piattaforma è necessario compilare l’area anagrafica. Una volta attivata l’anagrafica, il sistema permette l’accesso ai bandi. Ai bandi è possibile candidarsi accedendo al modulo per la presentazione delle proposte progettuali e a tutti i modelli utili. Ogni soggetto proponente o capofila può presentare un’unica proposta progettuale all’interno dell’area di intervento “Ambiente”.

 

Con i fondi 2023 dell’8×1000, l’IBISG – Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai si propone di contribuire attivamente al conseguimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per uno sviluppo sostenibile, equo e inclusivo, in cui le tre dimensioni ambientale, economica e sociale siano viste e affrontate olisticamente, in accordo con l’aspirazione buddista alla creazione di valore, alla crescita della consapevolezza e dell’empowerment individuale, al fine di realizzare un grande cambiamento nel mondo.

Bando “Azioni per l’empowerment climatico”


Area di intervento
Il presente Bando intende sostenere iniziative che dovranno perseguire gli obiettivi individuati all’interno dell’area di intervento “Ambiente”, intesa come Educazione alla promozione di uno sviluppo sostenibile, equo e inclusivo, e alla creazione di una società capace di proteggere i diritti umani delle generazioni presenti e future.

Finalità
L’Accordo di Parigi si basa sulla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), riunendo tutte le nazioni in una causa comune per ridurre rapidamente le emissioni di gas serra e per rafforzare la capacità dei Paesi di costruire la resilienza e adattarsi agli impatti dei cambiamenti climatici, anche garantendo un adeguato sostegno ai Paesi del Sud globale.
All’interno dell’UNFCCC, il filone ACE (Action for Climate Empowerment) si concentra sull’educazione, la formazione e la sensibilizzazione sui cambiamenti climatici. In questo processo, cerca anche di spostare l’attenzione delle strategie climatiche verso i gruppi che sono spesso sottorappresentati, con un’enfasi particolare al coinvolgimento dei giovani, e con l’obiettivo di dare a tutti i membri della società la possibilità di impegnarsi nell’azione per il clima.
Nella individuazione degli obiettivi del seguente Bando, l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai si è ispirato agli obiettivi 4, 13 e 16 dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile (SDG), facenti esplicito riferimento agli aspetti formativi, informativi e partecipativi ai quali l’agenda ACE è strettamente collegata.

Obiettivo generale
Il bando ha come obiettivo quello di sostenere interventi di educazione, formazione e sensibilizzazione sul tema dei cambiamenti climatici, al fine di contribuire attivamente alla lotta al cambiamento climatico attraverso il supporto all’implementazione dell’Accordo di Parigi, con particolare riferimento al filone denominato “Action for Climate Empowerment” (ACE), il cui scopo è quello di mettere in grado tutti i membri della società di impegnarsi nell’azione per il clima.

Destinatari finali
I progetti presentati dovranno avere come destinatari finali delle attività tutti i membri della società civile ed in particolare i giovani.

Area geografica interessata
Unione Europea

Tipologia di richiedenti ammissibili
Il Bando si rivolge alle realtà che intendano sviluppare una proposta progettuale coerente con i principi ispiratori dell’IBISG e gli obiettivi specifici dell’area d’intervento cui è rivolto. I soggetti ammissibili potranno presentare un progetto sia singolarmente, che in associazione/partenariato con altri soggetti.
I soggetti proponenti o capofila dovranno essere organizzazioni senza scopo di lucro e/o imprese sociali aventi una delle seguenti forme giuridiche:

  • Società in accomandita per azioni;
  • Società cooperativa a responsabilità limitata;
  • Società per azioni;
  • Società a responsabilità limitata;
  • Società a responsabilità limitata specificata;
  • Associazione non riconosciuta;
  • Associazione;
  • Comitato;
  • Fondazione.


I soggetti proponenti o capofila dovranno inoltre dimostrare:

  • Un’esperienza specifica coerente con l’oggetto del Bando, documentata anche attraverso il curriculum vitae dell’ente proponente;
  • Una comprovata esperienza nel settore di almeno quattro anni;
  • Di avere sede legale in Italia.


Importo stanziato a copertura del Bando
Il finanziamento del progetto potrà essere a totale copertura dello stesso (100% del costo del progetto), oppure a parziale copertura, con una quota di cofinanziamento da parte dell’IBISG non inferiore al 60% del costo totale del progetto. L’importo totale stanziato a copertura del Bando è pari a € 350.000,00, destinati a iniziative sul territorio dell’Unione Europea, che prevedano un finanziamento minimo di € 50.000,00 e uno massimo di € 150.000,00 per ogni proposta progettuale.

Data di apertura e chiusura dell’invito
Il Bando sarà aperto dall’8 settembre 2023 alle ore 12:00 (CEST), e le proposte dovranno essere caricate sulla piattaforma gestionale entro e non oltre le ore 12:00 (CET) del 9 novembre 2023.
Tutte le proposte pervenute successivamente al termine massimo saranno considerate inammissibili.


Bando “Spazi Blu”


Area di intervento
Il presente Bando intende sostenere iniziative che presentino obiettivi individuati all’interno dell’area di intervento “Ambiente”, intesa come dimensione integrata assieme a quella economica verso la promozione di uno sviluppo sostenibile, equo e inclusivo, e per la creazione di una società capace di proteggere l’interesse delle generazioni presenti e future.

Finalità
Nella individuazione degli obiettivi del seguente Bando, l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai si è ispirato ai seguenti obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile (SDG):

  • Obiettivo 14: Vita sott’acqua – Conservazione e uso sostenibile degli oceani, dei mari e delle risorse marine per lo sviluppo sostenibile: 14.1, 14.2, 14.7, 14b;
  • Obiettivo 15: Vita sulla terra – Proteggere, ripristinare e promuovere un uso sostenibile degli ecosistemi terrestri, gestire in modo sostenibile le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e invertire la perdita di biodiversità: 15.5, 15.7, 15.8, 15a.

Questi obiettivi pongono l’attenzione sulla conservazione degli ecosistemi marini, la protezione della biodiversità marina, la protezione degli habitat naturali, e l’aumento dei benefici economici tramite la gestione sostenibile delle risorse marine.

Obiettivo generale
Il Bando ha come obiettivo quello di sostenere interventi che contribuiscano attivamente alle sfide del Decennio del Mare per lo sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030, promuovendo la tutela delle aree costiere e marine, valorizzando i servizi ecosistemici e le preziose risorse naturali, con particolare attenzione alla biodiversità e al patrimonio culturale tradizionale.

Destinatari finali
I progetti presentati dovranno avere come destinatari finali delle attività le aree marine e costiere, a rischio di perdita della biodiversità e vulnerabili a cambiamenti antropici; le popolazioni locali suscettibili agli effetti di tali cambiamenti a livello economico, sociale, culturale, e sulla salute e qualità della vita; con particolare attenzione ai giovani e alle competenze artigianali, artistiche e culturali del territorio.

Area geografica interessata
Italia

Tipologia di richiedenti ammissibili
Il Bando si rivolge alle realtà che intendano sviluppare una proposta progettuale coerente con i principi ispiratori dell’IBISG e gli obiettivi specifici dell’area d’intervento cui è rivolto. I soggetti ammissibili potranno presentare un progetto sia singolarmente, che in associazione/partenariato con altri soggetti. I soggetti proponenti o capofila dovranno essere organizzazioni senza scopo di lucro e/o imprese sociali aventi una delle seguenti forme giuridiche:

  • Società in accomandita per azioni;
  • Società cooperativa a responsabilità limitata;
  • Società per azioni;
  • Società a responsabilità limitata;
  • Società a responsabilità limitata specificata;
  • Associazione non riconosciuta;
  • Associazione;
  • Comitato;
  • Fondazione.


I soggetti proponenti o capofila dovranno inoltre dimostrare:

  • Un’esperienza specifica coerente con l’oggetto del Bando, documentata anche attraverso il curriculum vitae dell’ente proponente;
  • Una comprovata esperienza nel settore di almeno quattro anni;
  • Di avere sede legale in Italia.

Importo stanziato a copertura del Bando
Il finanziamento del progetto potrà essere a totale copertura dello stesso (100% del costo del progetto), oppure a parziale copertura, con una quota di cofinanziamento da parte dell’IBISG non inferiore al 60% del costo totale del progetto. L’importo totale stanziato a copertura del Bando è pari a € 350.000,00, destinati a iniziative sul territorio italiano, che prevedano un finanziamento minimo di € 50.000,00 e uno massimo di € 150.000,00 per ogni proposta progettuale.

Data di apertura e chiusura dell’invito

Il Bando sarà aperto dall’8 settembre 2023 alle ore 12:00 (CEST), e le proposte dovranno essere caricate sulla piattaforma gestionale entro e non oltre le ore 12:00 (CET) del 9 novembre 2023.
Tutte le proposte pervenute successivamente al termine massimo saranno considerate inammissibili.

Insieme per ricostruire i sogni dei giovani

Nell’ambito del progetto “Giovani neet per la sostenibilità” abbiamo intervistato Simona Fernandez, presidente dell’Associazione Salam e Sadat, un giovane beneficiario degli interventi. Il progetto ha l’obiettivo di creare opportunità di formazione e lavoro, che tutelino l’ambiente e promuovano un’economica etica, destinate ai giovani NEET dell’Appennino teramano.

Il progetto “Giovani neet per la sostenibilità” coinvolge i giovani, tra i 15 e i 29 anni, che non lavorano e non studiano al fine di sviluppare competenze che riguardano attività profondamente radicate nel territorio e attente alla tematica ambientale. Come nasce e in cosa consiste il progetto?

Il progetto intende creare tre filiere produttive sostenibili, una mellifera, una per l’elicicoltura e una casearia, in cui i giovani NEET verranno formati e inseriti lavorativamente.
L’idea è nata a seguito dei terremoti e delle grandi nevicate che hanno interessato le zone soprastanti l’Isola del Gran Sasso e il conseguente spopolamento.
Soprattutto per i giovani ci sono molte difficoltà a coltivare delle prospettive lavorative e a individuare le potenzialità presenti sul territorio.
Questi territori da sempre sono votati prevalentemente all’agricoltura e alla pastorizia, ma cercare di inserire un giovane – tra i pochi che ci sono – all’interno di tali contesti non è facile, perché loro si vedono più proiettati nelle grandi città in contesti di consumo, economia e marketing.
Il progetto finanziato con i fondi 8×1000 della Soka Gakkai parla infatti di riattivazione.
Le calamità naturali che hanno colpito la zona non solo hanno distrutto le infrastrutture ma anche la capacità dei giovani di vedere questo territorio come il proprio territorio.
Ci piace usare come metafora l’inserimento delle duecento api fatto grazie al progetto. Sappiamo che il lavoro delle api non è solo il miele, ma innanzitutto l’impollinazione, che è vitale per la rinascita del territorio.
Uno degli obiettivi del progetto è favorire la creazione di una rete in cui le esigenze dei piccoli produttori possano incontrare quelle dei giovani NEET e dei consumatori, nell’ottica di integrare, riattivare, ridurre gli sprechi e ottimizzare le materie prime. Inoltre, i prodotti delle filiere sono diffusi in punti vendita locali e sul sito e-commerce appositamente creato.
Riattivare un senso di comunità all’interno di un territorio come questo non è facile ma è sicuramente il lavoro più importante che possiamo fare. Abbiamo messo insieme circa 35 NEET che comprendono ragazzi e ragazze, migranti e italiani.
Inoltre, grazie ai fondi 8×1000 della Soka Gakkai e alla collaborazione con l’Università di Teramo, al fine di acquisire delle conoscenze in ambito agricolo, sono stati attivati dei corsi universitari in veterinaria, biotecnologie in ambiente agricolo e per la trasformazione degli alimenti.

Voi lavorate a stretto contatto con tanti e tante giovani che grazie al progetto trovano nuove speranze per il loro futuro. Quali sono gli ostacoli che riscontrate maggiormente e che minano la motivazione dei giovani? Come incoraggiarli quando non hanno prospettive per il futuro?        

Il progetto supporta uno sportello di ascolto affiancato da uno psicologo. Spesso i giovani, sia italiani che stranieri, arrivano allo sportello insoddisfatti perché hanno tentato varie volte di realizzare un loro sogno lavorativo, e talvolta per motivi economici, talaltra per la poca volontà delle famiglie di accogliere il loro sogno, si sono ritrovati ad un certo punto a screditarlo e ad abbandonarlo… da qui, anche l’amarezza di sentirsi inadeguati.
In questi casi non basta semplicemente una pacca sulla spalla.
Il progetto prevede la disposizione di doti da utilizzare per i giovani che, a seguito dei colloqui, ritrovano la motivazione per intraprendere percorsi di formazione in qualsiasi ambito, la ripresa degli studi universitari o l’avvio di un’attività commerciale. 
Per i casi più delicati c’è una presa in carico molto più profonda, fatta con l’assistente sociale. Alcuni migranti ad esempio giungono qui mandati dalle famiglie per motivi economici e qualsiasi lavoro è quello giusto. Trovano lavori in ambito agricolo dove trovano molto sfruttamento e poca dignità.
La persona non è semplicemente una macchina che lavora, quando ci sono l’amore e il rispetto per quello che si fa, la persona è capace di attivarsi a un livello più profondo e far emergere nuove risorse interiori e potenzialità inespresse fino a quel momento.
Il fatto che giovani NEET abbiano l’opportunità di studiare, significa riconoscere a quella persona delle aspettative di vita che vanno oltre “il raccogliere pomodori” immaginando che possa diventare un veterinario o un ingegnere dell’agricoltura, se lo desidera… purtroppo la discriminazione è anche il non riconoscere l’altro come portatore di valori e di conoscenze.

INTERVISTA A SADAT – GIOVANE BENEFICIARIO DEL PROGETTO

Mi chiamo Sadat, ho 23 anni e vengo dall’Afghanistan, mi interessano molto i temi legati all’agricoltura sostenibile che qui posso studiare e approfondire.
Grazie al progetto frequento un corso per migliorare la lingua italiana e sto studiando all’Università di Teramo, per me è una grande opportunità. Contemporaneamente, il progetto mi dà la possibilità di mettere in pratica ciò che studio ad esempio imparando a fare il miele o il formaggio, accumulando esperienza e acquisendo più fiducia in me stesso. Sento che sto cambiando pian piano le mie prospettive di vita.
Ho avuto un’esperienza precedente in Afghanistan, dove ho studiato per due anni Economia applicata all’agricoltura e anche lì avevamo una parte pratica.
Quando tornerò in Afghanistan condividerò i nuovi metodi di agricoltura che sto imparando, che sono diversi da quelli che usiamo noi. Il mio desiderio è riuscire a condividere l’esperienza che stiamo realizzando qui, affinché sia replicabile in altri contesti. 
Fin dalla prima volta che sono venuto qui desideravo imparare qualcosa per poi tornare nel mio Paese e condividere tutte le mie idee e i risultati. Come ho detto prima, in Afghanistan abbiamo un’agricoltura tipica, molto antica e tradizionale. Vorrei veramente ringraziare l’Associazione Salam e l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai per questa occasione.

Comunicato Stampa – Uno spazio riqualificato e un bosco per contrastare i cambiamenti climatici

Inaugurato il progetto “Da discarica a bosco urbano” finanziato con i fondi 8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai e realizzato dall’Associazione Casale Podere Rosa. Le associazioni e i cittadini regalano al Comune e a se stessi uno spazio riqualificato e un bosco per provare a contrastare i cambiamenti climatici.

Proprio in quello che viene previsto come il giorno più caldo di sempre a Roma, martedì 18 luglio alle 18,30, verrà inaugurato uno dei primi interventi non solo progettati ma anche direttamente realizzati da associazioni e cittadini per dare risposte concrete al tema della riqualificazione delle periferie e alla lotta ai cambiamenti climatici (ingresso via del Casale di San Basilio altezza n. 82).
Il progetto “Da discarica a bosco urbano” è stato ideato e realizzato dall’associazione Casale Podere Rosa – APS, in partenariato con Parsec Agri Cultura, lanciando nel 2022 una sfida ambiziosa: rimuovere una vasta discarica di rifiuti che per decenni si era accumulata in un settore del Parco Regionale di Aguzzano e recuperare l’area piantando alberi e collocando panchine e tavoli.
Il progetto è risultato vincitore del bando dell’Otto per Mille dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, che ha riconosciuto la valenza dell’intervento e sostenuto con i propri fondi la
realizzazione.
La realizzazione è stato frutto di un importante percorso partecipativo che ha coinvolto i cittadini e associazioni, l’amministrazione (Assessorato Ambiente Roma Capitale, Municipio IV) che ha contribuito, in una innovativa forma di collaborazioni tra associazioni e amministrazione alla riuscita dell’intervento e all’ente gestore del parco, RomaNatura.
La sfida è stata vinta, l’area viene riconsegnata innanzitutto ai cittadini, alle scolaresche e a quanti adesso la possono utilizzare: due ettari, per tanto tempo considerati zona abbandonata, impraticabile, pericolosa e preclusa alla pubblica fruizione, possono adesso tornare ad essere considerati a pieno titolo parte integrante del parco, ricostituendo anche un percorso per spostarsi a piedi o in bicicletta da San Basilio a Rebibbia. Viene riconsegnata a Roma Capitale, al Municipio IV, e all’ente gestore RomaNatura, con la speranza che sappiano apprezzare lo sforzo dei cittadini per la cura del territorio.
Un piccolo ma importante contributo nella riqualificazione delle periferie, mentre siamo ben consapevoli del valore simbolico e didattico del bosco rispetto ai cambiamenti climatici, dove in assenza di politiche radicalmente diverse il record di caldo di questi giorni sarà rapidamente superato con le conseguenze ambientali e sui cittadini ormai drammaticamente evidente.
Il progetto ha previsto la bonifica dell’area utilizzata in passato come discarica di inerti tanto da modificarne l’orografia, la piantumazione di un bosco di 200 esemplari tra alberi e arbusti, la sistemazione di arredi, pannelli informativi e il ripristino del sentiero che attraversa l’area.
Il lavoro tuttavia non è terminato. Inizia adesso l’opera di manutenzione e valorizzazione che comprende tanti “piccoli “ interventi che si protrarranno nel tempo: lo sfalcio dell’erba nei periodi ecologicamente più idonei, l’irrigazione degli alberi, il controllo dei fitoparassiti e la sostituzione delle piante che si seccheranno, la pulizia del terreno, la cura degli arredi, la presenza e la vigilanza, l’organizzazione delle visite guidate e della didattica ambientale, le attività di ricerca scientifica e di valutazione dei servizi ecosistemici. Adesso è veramente necessario che collaborino fra di loro l’amministrazione di prossimità, l’ente gestore, la comunità locale, il mondo scientifico, perché… IL PARCO CONTA!

Leggi il comunicato stampa di Casale Podere Rosa

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