Comunicato stampa – Daisaku Ikeda, morto il maestro buddista della Soka Gakkai

Il maestro e filosofo buddista Daisaku Ikeda è deceduto per cause naturali nella sua residenza a Shinjuku, a Tokyo, la sera del 15 novembre scorso, all’età di novantacinque anni. Daisaku Ikeda era Presidente onorario della Soka Gakkai e Presidente della Soka Gakkai Internazionale (SGI), il più grande movimento buddista laico al mondo, presente in 192 Paesi e Territori del pianeta e al quale aderiscono 13,5 milioni di fedeli. Nato a Tokyo il 2 gennaio 1928, Daisaku Ikeda era stato nominato terzo presidente della Soka Gakkai nel 1960 e per quasi vent’anni ha guidato il movimento buddista laico portandolo a realizzare una crescita dinamica e un importante sviluppo anche a livello internazionale. Era diventato Presidente della Soka Gakkai Internazionale (SGI) nel 1975 e Presidente onorario della Soka Gakkai nel 1979.

Ikeda ha fatto del dialogo lo strumento fondamentale per la costruzione di una società pacifica. Tutto questo anche attraverso incontri con numerosi leader del nostro tempo. Tra questi, decine di studiosi, filosofi e personaggi di spicco come Mikhail Gorbachev, Aurelio Peccei e Arnold J. Toynbee. Daisaku Ikeda ha promosso la Pace testimoniando in tutto il mondo l’affermazione dei valori universali del Buddismo e, grazie alla sua attività instancabile, questa filosofia universale si è diffusa in ogni parte del pianeta. Testimoniando l’importanza del rispetto della dignità della vita di ogni singolo essere umano, ha permesso a milioni di donne e uomini di abbracciare la filosofia della Rivoluzione Umana, basata su un processo di trasformazione interiore e sviluppo personale come base per il cambiamento sociale e la Pace globale.

Nel nostro paese, Ikeda è stato nominato Grande Ufficiale della Repubblica Italiana, ha ricevuto l’Anello Dottorale dall’Università di Bologna e la laurea honoris causa dall’Università di Palermo. Ha ricevuto inoltre la cittadinanza onoraria in 51 comuni tra i quali Firenze e Torino. Nell’ottobre del 1961 Daisaku Ikeda intraprese il suo primo viaggio in Europa e visitò Roma, tornando poi nel nostro Paese altre sette volte fino al 1994. Il funerale di Daisaku Ikeda si è tenuto in forma privata con i familiari più stretti. Lascia la moglie Kaneko e i figli Hiromasa e Takahiro.

La Soka Gakkai in Italia conta quasi centomila fedeli ed è una delle confessioni riconosciute dallo Stato con legge di Intesa approvata il 14 giugno del 2016 dal Parlamento italiano. La Soka Gakkai italiana e quella internazionale sono tra le organizzazioni più attive nella promozione degli Obiettivi per lo sviluppo sostenibile, per l’abolizione delle armi nucleari e per la tutela dei diritti umani in tutto il mondo.

Comunicato stampa – Fondazione Pangea: Una nuova casa rifugio

Una nuova casa rifugio in un bene confiscato alla criminalità organizzata.

Fondazione Pangea Onlus, dopo lo sportello antiviolenza e la casa di semiautonomia, apre una nuova struttura che potrà accogliere donne e bambini in fuga da situazioni violente. E lo fa, non a caso, in una struttura che da simbolo del malaffare è diventata luogo di rinascita, protezione e autonomia. E’ quanto si legge in una nota.

Si amplia in questo modo la rete dei servizi che Pangea mette a disposizione di tutte coloro che vivono nella paura e vogliono uscirne. “Un impegno portato avanti da oltre 20 anni al fianco delle donne di tutto il mondo, che in questa occasione ha potuto contare sul sostegno dei fondi 8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, che ha rinnovato la sua fiducia nei nostri confronti consentendoci di aprire un servizio in grado di salvare la vita a tante donne. Sappiamo bene – afferma Simona Lanzoni, vicepresidente di Pangea – che la Casa rifugio è solo l’inizio, ma è un inizio importante e necessario. La protezione, l’accoglienza, la garanzia di essere accolte e credute è un passaggio fondamentale per chi vive nella paura e per chi è costretta a fuggire. Rappresenta un nuovo importante inizio che con il sostegno adeguato e i nostri programmi di reinserimento economico, lavorativo e abitativo, consentirà alle donne in fuga da situazioni violente di raggiungere la propria autonomia, il proprio empowerment e la propria libertà”, conclude Lanzoni.

“Il Verde in Città. Un luogo dove stare bene insieme”

Il progetto “Il verde in città – Un luogo dove stare bene insieme” di Libertà Era Restare, sostenuto con i fondi 8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, coinvolge le persone che vivono in una stessa comunità a lavorare insieme e fare rete per rigenerare un’area verde in disuso di 14.000 mq, affinché diventi uno spazio pubblico dei cittadini e delle cittadine del quartiere Navile di Bologna.

Francesco Manieri, presidente di Libertà Era Restare

Come nasce e in cosa consiste il progetto “Il verde in città”? E perché interessa proprio quest’area geografica?

Il verde in città nasce per riqualificare un’area demaniale in stato di abbandono e grave degrado. Acquisendo la sede in via Agucchi, nel quartiere Navile di Bologna, abbiamo visto che esisteva quest’area di un ettaro e mezzo che era diventata una discarica ed è emerso il desiderio di avviare un’opera di riqualificazione per rendere ai cittadini questo spazio.
Nel progetto, oltre alla bonifica, è prevista la piantumazione di essenze che erano andate perdute negli anni e la realizzazione di un orto sociale di 1500 metri quadrati, dove i cittadini coltivano gli ortaggi per il loro consumo domestico.
La scommessa è stata realizzare un unico orto sociale condiviso, dove tutti lavorano insieme e in cui si condividono i prodotti della terra.
Uno degli obiettivi del progetto è contrastare il cambiamento climatico posizionando nuove piante forestali, da frutto, arbusti e piante agricole, che producono ossigeno e assorbono anidride carbonica. Anche un intervento apparentemente piccolo dà risultati grandi nella lotta alla produzione di anidride carbonica.

Quanto è stato importante il contributo dei fondi 8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai?

Il contributo dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai è stato fondamentale, noi siamo una piccola realtà che si sostiene con le quote sociali dei propri associati e tramite iniziative locali.
Poter usufruire di questo contributo ci ha permesso di fare un salto di qualità, investire sulla formazione, sulla progettazione e sul coinvolgimento di altre realtà sociali per contribuire a realizzare opere che rimarranno nel tempo sul territorio.
Da quando il parco è tornato a uno stato naturale, i cittadini e le cittadine della zona stanno apprezzando e fruendo dello spazio, le persone hanno cominciato a fare le passeggiate e fermarsi qui per la pausa pranzo, altri stanno partecipando alle attività culturali, alla cura dell’orto e alla manutenzione del parco.
È un bene comune che viene restituito alla cittadinanza, e la cittadinanza dovrà farsene carico.

Martina Riccio, Centro di Salute Internazionale e Interculturale (CSI)-APS (soggetto partner) 

Il Centro di salute Internazionale e Interculturale lavora sul territorio da diversi anni e ha sviluppato delle relazioni di conoscenza e fiducia con chi lo abita, dall’avvio del progetto tanti si sono avvicinati tramite il passaparola.
Dai nostri studi emerge che ci sono molte persone che avrebbero bisogno, ma non beneficiano, dei progetti disponibili rivolti alla promozione della salute e del benessere, per tale ragione il nostro obiettivo è coinvolgere sempre più persone nel progetto.
Attualmente, oltre all’orto sociale, abbiamo un appuntamento settimanale per creare dei momenti collettivi di socializzazione e fare delle attività insieme, come ad esempio la proiezione di film grazie al cinema all’aperto. Inoltre, le feste sono uno dei modi migliori per fare socialità.
Prima quest’area era un groviglio di rovi e topi, un grosso problema per le abitazioni confinanti, le persone che ci vivono adesso sono le prime che usufruiscono del parco; nel comparto di edilizia residenziale pubblica adiacente al Parco vivono circa seicento famiglie.

Quali sono le sfide che state incontrando?

Le persone che solitamente accedono più facilmente alle attività offerte dal territorio sono quelle che hanno più risorse per farlo, più soldi e conoscenze.
La prima sfida per noi è mantenere un approccio di equità dando di più a chi ha più bisogno, mettendo le persone che fanno più fatica in condizione di partecipare alle attività che offriamo.
Uno degli obiettivi dell’orto sociale è che le persone riescano a portarsi a casa la spesa, ricevendo un beneficio immediato sia in termini di risparmio economico, sia di cibo sano. Non è facile perché si sentono in dovere di dare qualcosa, anche solo un’offerta.
La condivisione di un orto collettivo porta con sé la sfida nella gestione dei conflitti che emergono naturalmente e dunque, quando emergono tensioni o i dubbi, l’obiettivo è quello di lavorarci insieme.
Per superare la difficoltà di coinvolgere anche le persone di origine straniera e farle sentire protagoniste attive, abbiamo pensato di piantare insieme a loro prodotti agricoli di altra provenienza e questa proposta è piaciuta molto!
La zona è molto frequentata dai bambini, di fianco al parco c’è un centro socio-educativo e collaboriamo con gli educatori che lo gestiscono.
Coinvolgere gli adolescenti è più complicato perché tendono a stare con i loro amici, per questa ragione siamo in rete con il servizio di Educativa di strada che è in contatto con molti ragazzi e ragazze.
Quest’estate abbiamo organizzato anche degli incontri sul rapporto tra ambiente e salute, che è quello di cui ci occupiamo noi nello specifico. Le attività che proponiamo come Centro di salute, sia laboratori pratici sia incontri collettivi, hanno sempre l’obiettivo di riflettere insieme e fare esperienza di come tutto influisce sulla nostra salute.
La sfida più grande per noi è progettare e agire in una prospettiva a lungo termine. Dare sostenibilità al progetto è fondamentale e stiamo costruendo le condizioni affinché in futuro tutto venga autogestito dagli abitanti del territorio, come uno spazio pubblico, senza bisogno della nostra presenza.

Emanuela, beneficiaria del progetto

Perché hai deciso di aderire al progetto?

Innanzitutto, mi piace stare a contatto con la natura. Poi il progetto è interessante perché si fanno esperienze nuove, si cerca di incentivare le persone e si creano cose buone e sane; sono riuscita anche a risparmiare su alcuni alimenti che compravo al supermercato. Mancava in città una cosa del genere. Grazie al progetto scopro e imparo cose nuove, mi diverto e condivido con gli altri, sia nel quartiere sia con persone che vengono da fuori. Ho coinvolto mio figlio, che partecipa volentieri. Personalmente in quello che faccio ci metto il cuore e vedo che la gente apprezza molto, ciò mi gratifica.
All’interno del progetto è prevista l’organizzazione di feste ed eventi. C’è stata una grande festa di quartiere che abbiamo fatto qui proprio nell’orto, dove sono venuti anche i rappresentanti delle istituzioni; c’erano molti giovani e tutte le persone hanno apprezzato ciò che abbiamo preparato da mangiare.

Khadija, beneficiaria del progetto

Perché per te è importante il progetto Il verde in città?

Quando mi è stato proposto di prendere parte al progetto stavo attraversando un periodo difficile, in cui sentivo il bisogno di conoscere persone nuove e trascorrere del tempo nel verde insieme alla mia famiglia.
Sono una mamma casalinga di quattro bimbi, mi trovo spesso a fare i conti con la stanchezza e poter portare i bambini in uno spazio come questo, in cui possono correre, svagarsi, fare delle cose nuove, è fondamentale per la salute e per il benessere di tutti.
I miei bimbi fanno molte nuove esperienze, conoscono le verdure e le piante, lavorano con le mani, toccano la terra e l’acqua. E noi approfittiamo tutte le volte che possiamo per raccogliere questi meravigliosi frutti dell’orto. Personalmente, è la prima volta che faccio una cosa del genere, è un’esperienza bellissima in cui posso confrontarmi e scambiare idee con persone nuove su tematiche interessanti. Anche gli eventi a cui partecipiamo sono molto stimolanti!

Comunicato stampa – “Youth4Climate: Sparking Solutions”

La Soka Gakkai sostiene l’azione di UNDP e del Governo italiano. Alberto Aprea, Presidente dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, ha partecipato alla cerimonia conclusiva dell’evento “Youth4Climate: Sparking Solutions”, nel contesto dell’omonimo progetto – organizzato dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo – sostenuto dai fondi 8×1000.

La Soka Gakkai Italiana ha partecipato a “Youth4Climate: Sparking Solutions 2023”, l’iniziativa globale co-condotta da UNDP (Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile) e Governo italiano, insieme ad altri partner strategici con lo scopo di costruire un ambiente inclusivo, sicuro e favorevole alla leadership dei giovani e alla loro cooperazione per un’azione comune sul clima. Quattro sono le aree tematiche di intervento del programma: educazione al clima, energia, alimentazione e agricoltura, sostenibilità urbana. 

All’iniziativa, che si è svolta a Roma dal 17 al 19 ottobre, hanno partecipato tra gli altri, anche centotrenta giovani under 30 provenienti da 63 Paesi. Numerose le sessioni di alto livello alla presenza dei piú alti vertici istituzionali internazionali e italiani. Nel corso della sessione conclusiva, che si è tenuta il 19 ottobre alla Casina di Piazza Madama, si è svolta la cerimonia di premiazione dei progetti di azione per il clima sostenuti dall’organizzazione internazionale. Erano presenti tra gli altri: l’Amministratore dell’UNDP Achim Steiner, il Vice Presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Antonio Tajani, il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, e i vertici delle Agenzie delle Nazioni Unite del polo romano. Il Presidente dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai Alberto Aprea ha partecipato all’evento con un breve saluto istituzionale.

“Nella prospettiva buddista, la specie umana non è la dominatrice del pianeta – afferma Alberto Aprea, Presidente dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai – l’universo è un’unica entità vivente in cui ogni singola forma di vita, l’ambiente che la circonda e tutti i fenomeni sono collegati in una rete di relazioni di interdipendenza e reciproco sostegno. Alla luce di ciò, avere cura dell’ambiente equivale ad avere cura della vita stessa”.

Coerentemente con questa visione, nel 2024 la Soka Gakkai – all’interno della campagna “Cambio Io Cambia il Mondo” – promuove in tutta Italia una mostra con l’obiettivo di sensibilizzare le coscienze sulla necessità di agire, ora, per la lotta ai cambiamenti climatici. Dal 1983, ogni 26 gennaio, giorno della fondazione della Soka Gakkai Internazionale, Daisaku Ikeda invia una “Proposta di Pace” alle Nazioni Unite e a personalità di tutto il mondo in cui esamina i problemi più urgenti che l’umanità si trova ad affrontare, mettendo in luce, oltre alle soluzioni pratiche, i principi filosofici che possono sostenere un cambiamento radicale. In particolare, alla COP27 dello scorso anno, la SGI ha contribuito all’organizzazione di un evento collaterale ufficiale dal titolo “Giovani e Fede”, in collaborazione con un’organizzazione giovanile cattolica africana. La Soka Gakkai italiana ha deciso di sostenere Youth4Climate e contribuire ad aumentare il numero dei progetti vincitori del bando attraverso i fondi dell’8×1000, permettendo così a un maggior numero di giovani di ricevere un contributo economico.

Trovare soluzioni per proteggere i diritti umani

Abbiamo intervistato alcune delle persone più direttamente coinvolte nella realizzazione della mostra “La memoria degli oggetti”, allestita presso il Memoriale della Shoah di Milano e finanziata grazie ai fondi 8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai. La mostra ha l’obiettivo di creare occasioni di dialogo e di mantenere viva la memoria dei naufraghi del 3 ottobre 2013 attraverso gli oggetti personali e le fotografie recuperati dopo il naufragio.

Presidente Associazione Carta di Roma, Valerio Cataldi

Com’è nata l’Associazione Carta di Roma e con quale intento?

La Carta di Roma è un codice deontologico scritto nel 2011, adottato dall’Ordine dei Giornalisti e dalla Federazione della Stampa Italiana. È un decalogo per aiutare a trovare le parole giuste per parlare di immigrazione, di rifugiati e richiedenti asilo. Perché le parole danno forma alle cose e possono stravolgere la realtà dei fatti. La percezione che i cittadini hanno di eventi come le migrazioni è calibrata dalle parole che ascoltano in televisione o leggono sui giornali.
Il nostro obiettivo è quello di aiutare i giornalisti a capire l’importanza delle parole per raccontare un fenomeno che è molto complesso, ed essendo il codice della Carta vincolante, supportarli nell’uso di parole giuridicamente appropriate.

In base alla sua esperienza di giornalista e comunicatore, che cosa manca ancora per riuscire a dar voce ai richiedenti asilo, ai rifugiati, alle minoranze e ai loro diritti? 

Nel racconto giornalistico non troviamo la migrazione, la fuga delle persone che scappano dalla guerra, dalla fame o da eventi climatici avversi… spesso manca la voce di queste persone. Sostanzialmente accade che parliamo tra di noi, non ci fermiamo a capire le ragioni della fuga o le difficoltà del viaggio, gli obiettivi e la destinazione che ognuno di loro si prefigge.
Annualmente facciamo un rapporto che racconta lo stato dell’informazione e ogni anno rileviamo che solo il 7% dell’informazione globale su questo tema è affidata alle parole dei protagonisti.
Nella narrazione giornalistica sul tema, se non ci si ferma ad ascoltare i protagonisti, il rischio è di parlare solo tra noi, focalizzarci troppo sulla nostra visione che è influenzata da aspettative e paure.  
Il contributo dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai è stato centrale per la creazione di una mostra, organizzata all’interno del Memoriale della Shoah di Milano, un luogo molto significativo, che espone gli oggetti appartenuti ai naufraghi di Lampedusa del 3 ottobre 2013. Una tragedia in cui hanno perso la vita 368 persone che ha richiamato l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale sui naufragi nel Mar Mediterraneo. Sin dall’inizio con l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai è stato fondamentale avere uno scambio e un arricchimento continuo rispetto ai contenuti di ciò che voleva essere il messaggio che volevamo lanciare insieme con l’occasione della mostra.

Presidente Associazione Culturale Zona, Giulia Tornari

Il 26 settembre è stata inaugurata la mostra commemorativa degli oggetti appartenuti ai naufraghi del 3 ottobre 2013 presso il Memoriale della Shoah di Milano. Come nasce e quali obiettivi ha?

L’idea della mostra nasce una sera a Roma, quando ci siamo incontrati davanti a una birra con Valerio Cataldi. Mi ha raccontato che aveva degli oggetti appartenuti ai naufraghi di Lampedusa del 3 ottobre 2013, e che li utilizzava per sensibilizzare le scuole riguardo alla tragedia dei naufragi nel Mar Mediterraneo. 
A breve sarebbe ricorso il decimo anniversario da quel 3 ottobre, e ci siamo trovati d’accordo sul fare qualcosa. Valerio si era confrontato anche con Vera Vigevani, che ha avuto l’idea di organizzare una mostra al Memoriale della Shoah di Milano. Lei è sopravvissuta all’Olocausto ed è una delle fondatrici delle Madri di Plaza de Mayo, perché ha perso una figlia durante la dittatura in Argentina. Una donna con un passato così tragico ha avuto l’intuizione di collegare un luogo come il Memoriale alla tragedia odierna dei migranti.
Divenne chiaro che l’obiettivo condiviso era quello di sensibilizzare l’opinione pubblica attraverso gli oggetti, che hanno un grande potenziale, perché sono oggetti che potrebbero appartenere a noi, come anelli, catenine, quaderni, passaporti, ecc. 
Mi occupo di fotografia e ho pensato che sarebbe stato importante documentare gli oggetti per creare un archivio visivo. 
Per realizzare le fotografie ho coinvolto Karim El Maktafi, fotografo italo-marocchino che nei suoi lavori si è occupato a lungo del tema della migrazione, legato alla sua storia. Avevamo da tempo pensato di fare qualcosa insieme e questo mi sembrava il progetto ideale. Vedendo le sue fotografie si capisce il tipo di sensibilità e di approccio che Karim ha avuto rispetto al tema, molto difficile da trattare.
Oltre all’esposizione degli oggetti di Lampedusa abbiamo deciso di rappresentare anche i soccorritori, coloro che hanno dato la loro disponibilità e il loro tempo per salvare queste persone. 
La fotografia può essere veicolata in tante vie digitali ed è uno strumento, un mezzo per portare maggiore attenzione su questi oggetti che sono corpi di reato. 
Alla mostra sono fruibili dei video con le testimonianze e la ricostruzione storica degli eventi del naufragio del 3 ottobre.Ovviamente questo è un primo capitolo, noi continueremo il progetto con la speranza di ampliare con altri contributi. 

Testimonianza di Adal Neguse, rifugiato eritreo

La mostra La memoria degli oggetti significa molto per me perché ho perso mio fratello in questa tragedia dieci anni fa. 
Quando parliamo di questi eventi tragici, parliamo spesso di numeri… 300 o 400 morti.
Ciò che la mostra trasmette ai visitatori è una prospettiva diversa, vedere gli oggetti che le vittime avevano con loro al momento del naufragio ci avvicina al fatto che anche loro erano esseri umani come noi. 
Vorrei incoraggiare i giovani a trovare delle soluzioni per proteggere i diritti umani. È molto importante affrontare questo tema oggi, perché il mondo è pieno di miseria, ci sono molte persone rifugiate; è responsabilità di tutti fare la propria parte per renderlo un posto migliore in cui vivere. 
Vorrei incoraggiare i giovani a trovare il coraggio di uscire e combattere una “buona battaglia”, ad avere un impatto positivo sull’atteggiamento delle altre persone. 
Forse qualcuno può pensare che la propria voce non sia così importante o che non può fare niente se è da solo. Ma ricordiamoci sempre che non siamo soli, siamo in tanti a lottare. E se aggiungiamo anche la nostra voce, diventiamo ancora più forti. Non siete soli! Uscite e combattete!

La Soka Gakkai italiana a Lampedusa con il progetto “A Europe of Rights”

Dal 30 settembre al 3 ottobre 2023, in occasione del decennale della strage del 3 ottobre 2013 e della Giornata della Memoria e dell’Accoglienza, si sono svolte a Lampedusa le attività del progetto “A Europe of Rights”, organizzato dal Comitato 3 ottobre grazie al contributo dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai attraverso i fondi 8×1000.

Le attività del progetto “A Europe of Rights” hanno visto come protagonisti studenti e studentesse di scuole superiori italiane ed europee. Nel corso della 4 giorni si sono tenuti workshop, commemorazioni, tavole rotonde, mostre e spettacoli a cui hanno partecipato 36 scuole superiori da 8 Paesi dell’Unione Europea, 7 organizzazioni non governative e 2 agenzie delle Nazioni Unite.

L’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, felice di sostenere il progetto “A Europe of Rights” in un momento così significativo, ha preso parte alle iniziative di Lampedusa 2023, partecipando in particolare alla tavola rotonda di apertura #10 anni di indifferenza. Chiara De Paoli, per l’Ufficio 8×1000, ha ricordato l’impegno quotidiano della Soka Gakkai nel dare valore alla dignità della vita di ogni singola persona senza lasciare indietro nessuno, sottolineando quindi l’importanza cruciale di sollecitare la memoria delle esperienze umane. Il progetto “A Europe of Rights” è coerente con questo intento. Il coinvolgimento diretto di giovani studenti e studentesse permette loro di creare legami di amicizia e di entrare in contatto con le storie e le testimonianze delle vittime di queste tragedie, trasformando così la memoria in azione concreta per scrivere un nuovo futuro.

L’evento ha infatti offerto ai giovani presenti numerose opportunità di riflessione e approfondimento sui temi della memoria e delle migrazioni. 

L’obiettivo raggiunto è stato quello di stimolare le nuove generazioni a diventare agenti di cambiamento duraturo attraverso il dialogo e la condivisione di buone prassi per contrastare intolleranza, razzismo e discriminazione, favorendo processi d’inclusione e inserimento sociale delle persone migranti attraverso la costruzione di una cultura dell’accoglienza e della solidarietà.

In corso a Milano la mostra “La memoria degli oggetti”

Il 26 settembre 2023 è stata inaugurata a Milano, presso il Memoriale della Shoah, la mostra “La memoria degli oggetti. Lampedusa, 3 ottobre 2013. Dieci anni dopo”, realizzata dall’Associazione Carta di Roma grazie al contributo dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai attraverso i fondi 8×1000. La mostra sarà visitabile fino al 31 ottobre 2023.

La mostra “La memoria degli oggetti. Lampedusa, 3 ottobre 2013. Dieci anni dopo” è stata realizzata in occasione del decimo anniversario del tragico naufragio del 3 ottobre 2013: quel giorno, un vecchio peschereccio con oltre 500 rifugiati eritrei a bordo naufragò al largo dell’isola di Lampedusa, causando la morte di 368 persone. I loro corpi divennero visibili al mondo intero, scatenando una reazione emotiva enorme nell’opinione pubblica internazionale. 

Gli oggetti appartenuti ai naufraghi del 3 ottobre vennero repertati dalla squadra mobile di Agrigento e mostrati ai familiari degli eritrei scomparsi nella speranza di identificare i corpi. Nel 2015, la Corte di Appello di Palermo ha affidato tali oggetti in custodia all’inviato RAI, nonché Presidente di Carta di Roma, Valerio Cataldi. I superstiti ed i familiari delle vittime hanno accolto la proposta di esporre gli oggetti in eventi che avessero l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini italiani ed europei sul tema delle migrazioni e dell’asilo politico. 

Presentata negli spazi del Memoriale della Shoah, luogo simbolo della memoria, la mostra La memoria degli oggetti comprende gli oggetti e le foto appartenuti ai migranti, i ritratti dei soccorritori, di alcuni sopravvissuti e dei parenti delle vittime. Arricchiscono l’esposizione le registrazioni audio dei primi che prestarono soccorso, i servizi televisivi e i video di quei drammatici momenti.

L’intento della mostra è infatti quello di contribuire alla costruzione di una memoria condivisa e collettiva, sollevando al contempo questioni cruciali sui diritti umani e sul valore della vita.

La mostra sarà visitabile fino al 31 ottobre 2023, l’accesso è incluso nel biglietto d’ingresso al Memoriale. Il Memoriale è aperto dal lunedì alla domenica dalle 10:00 alle 16:00 (chiuso il venerdì). Apertura straordinaria ultimo venerdì del mese con ingresso gratuito dalle 10:00 alle 18:00.

Approfondisci

Comunicato stampa – Violenza tra adolescenti, indagine ActionAid – Ipsos

Sono stati pubblicati i risultati dell’indagine sulla violenza tra pari, realizzata da ActionAid e Ipsos nell’ambito del progetto di ActionAid “Youth for love” finanziato con i fondi 8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai.

Per 4 giovani su 5 una donna può sottrarsi a un rapporto sessuale se davvero non lo vuole. Ancora 1 su 5 crede che le ragazze possano contribuire a provocare la violenza sessuale se mostrano un abbigliamento o un comportamento eccessivamente provocante. Gli e le adolescenti italiane sono concordi su chi commette atti di violenza nel nostro paese: i ragazzi maschi, soprattutto se in gruppo, e gli uomini adulti che è possibile incrociare anche fuori da scuola. Quasi 1 su 3 sostiene che molte persone che si identificano come non binarie/ fluide/trans stanno solo seguendo una moda del momento. È quanto emerge dall’indagine “I giovani e la violenza tra pari” condotta da Ipsos per ActionAid su un campione rappresentativo di circa 800 ragazze e ragazzi tra i 14 e i 19 anni. La ricerca ha fotografato le opinioni degli adolescenti su cosa pensano sia violenza, come reagiscono e si difendono da essa e quanto influiscono stereotipi di genere e pregiudizi sul loro vissuto. Non c’è accordo generale su quali comportamenti siano violenti e quali no, a riprova che esiste un forte gap di percezione rispetto a dove si annida la violenza e le conseguenze che ne derivano.  

“I dati confermano quanto ActionAid osserva nelle scuole da anni e cioè la necessità di occuparsi di violenza oltre le forme di bullismo e cyberbullismo, che colpiscono soprattutto gli under 14. La violenza tra adolescenti ha le radici nella società patriarcale che ancora oggi influenza il processo di crescita delle nuove generazioni e non permette di sovvertire dalle fondamenta la cultura dello stupro” spiega Maria Sole Piccioli, Responsabile Education di ActionAid 

“La proposta del Ministro Valditara di introdurre l’educazione sessuale nelle scuole superiori non può bastare: è necessaria una formazione obbligatoria co-progettata per docenti e studenti di tutti i cicli scolastici con personale esperto autonomo e laico, la presenza a scuola di tutor per la prevenzione e la gestione dei casi; vanno introdotti di codici anti-molestia, di bagni neutri e delle Carriere Alias. Chiediamo che il Ministero dell’Istruzione e del Merito trasformi in politiche concrete queste proposte: vogliamo l’integrazione del Piano nazionale di educazione al rispetto del 2017 e fondi stabili per spazi e supporto psicologico, che devono essere presenti in ogni istituto scolastico” continua Maria Sole Piccioli, Responsabile Education di ActionAid.   

Al centro delle richieste di ActionAid c’è un’educazione all’affettività e sessualità che non si concentri solo sugli aspetti biologici, ma anche su quelli psicologici, sociali ed emotivi, come raccomandato dall’Unesco e dall’OMS. 

I dati Ipsos: ma perché si diventa oggetto di violenza? Al primo posto della ricerca Ipsos realizzata con il supporto dell’IBISG -Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai vengono indicate le caratteristiche fisiche (50%), poi l’orientamento sessuale (40%) e l’appartenenza di genere (36%). Il primo danno indicato dal 27% degli intervistati, senza distinzione di genere, è il malessere psicologico, al secondo posto isolamento e depressione (21%) e al terzo posto disagio e vergogna (18%). Non sempre i ragazzi e le ragazze che subiscono una qualche forma di violenza poi la denunciano. Il motivo principale è la vergogna nel raccontarlo al mondo adulto, seguita dalla paura a dirlo e l’inutilità della denuncia, timore di ulteriori minacce da parte dell’aggressore. Nella fascia di età 17-19 anni si registra la più alta frequenza di atti violenti subiti, che può derivare da una maggior consapevolezza di quanto viene vissuto. 

Cosa è violenza? Per l’80% dei giovani, quattro su cinque, è violenza toccare le parti intime di qualcuno senza il loro consenso, mentre uno su cinque non riconosce questa violenza. Al secondo posto è considerata violenza picchiare qualcuno, comportamento che registra il 79% dei consensi, in assoluto quello più citato dai maschi. Al terzo posto, con il 78%, fare foto/video in situazioni intime e diffonderle ad altre persone, soprattutto per le ragazze con 84% delle citazioni.  

Chi la subisce? Sono le ragazze, più dei ragazzi, a vivere con maggior frequenza atti di violenza tra pari, in qualsiasi forma essa si manifesti: molto più spesso dei coetanei assistono a gossip, prese in giro, insulti, scherzi, esclusione di persone dai gruppi, a situazioni in cui le parti intime di una persona vengono toccate senza il suo consenso, alla diffusione non consensuale di foto e video di situazioni intime. Inoltre, le ragazze rischiano più spesso di ricevere molestie verbali mentre camminano per strada, di essere toccate nelle parti intime, di essere vittime di scherzi o commenti a sfondo sessuale e della diffusione di foto/video che le ritraggono in situazioni intime. I ragazzi invece rischiano principalmente di essere picchiati e le persone transgender/fluide/non binarie di venire insultate.  

IL PROGETTO NELLE SCUOLE CON GLI STUDENTI. “Youth for love”  è un programma attivo da oltre quattro anni a livello italiano e europeo, realizzato in Italia da ActionAid. Tra le scuole italiane protagoniste dell’ultima edizione ci sono l’istituto cine-tv Roberto Rossellini di Roma, il Centro di Formazione Professionale Paullo e l’istituto Oriani Mazzini di Milano. Youth For Love è attivo in altre 10 scuole tra Milano, Roma, Agrigento, Palermo, Siracusa e Reggio Calabria nell’attuale edizione realizzata attraverso i fondi 8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai.

L’obiettivo è prevenire, individuare e affrontare la violenza tra pari e la violenza di genere nelle scuole superiori (14-18 anni). Del programma integrato di formazione, empowerment e peer to peer hanno fatto parte 2800 studenti, 600 tra insegnanti e personale scolastico, 60 genitori/tutori dell’istruzione e secondaria di primo e secondo grado. Altri 150 giovani, 320 tra attori locali e istituzioni sono stati impegnati in percorsi di coprogettazione di pratiche comunitarie per prevenire e gestire la violenza e attività di advocacy nazionale. Intorno a tre milioni le persone coinvolte attraverso campagne online e un webgame interattivo dedicato agli adolescenti.  

Per approfondire leggi il comunicato stampa di ActionAid

Ognuno di noi può fare la differenza

Abbiamo intervistato alcune rappresentanti della ONG ACRA nell’ambito del progetto “Climate change? We act the change” finanziato per il secondo anno con i fondi 8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai. Lo scopo del progetto è accompagnare le giovani generazioni a rafforzare la propria coscienza ambientalista e il ruolo di protagonista nel proporre soluzioni concrete per contrastare il cambiamento climatico.

Quanto è in continuità il nuovo progetto con il progetto “Climate Change? Claim The Change!” recentemente conclusosi?

Risponde Dolma Bornengo, responsabile Partnership e Fundraising di ACRA
Il primo progetto “Climate Change? Claim the Change!” sostenuto con i fondi 8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai è stato realizzato nell’immediato contesto post pandemico e rispondeva all’urgenza dei giovani di incontrarsi, motivarsi e mettersi in rete rispetto ai temi legati ai cambiamenti climatici e alla coscienza ambientale.
Il nuovo progetto raggiunge gli stessi gruppi, in più regioni italiane: docenti, studenti e giovani attivisti e attiviste, e lo fa rinnovando le metodologie che abbiamo trovato efficaci nell’esperienza maturata con la scorsa edizione.
Grazie ai corsi per docenti forniamo innovazioni didattiche, strumenti e metodologie, per aiutarli a trasmettere i concetti legati al cambiamento climatico e alla tutela ambientale. La loro formazione è molto importante perché ognuno gestisce più classi a cui trasmetterà quanto raccolto.
Nel lavoro con gli studenti trasmettiamo loro metodi pratici per ridurre il proprio impatto ambientale nelle attività quotidiane. Il tutto attraverso metodologie di didattica inclusiva e innovativa, come il teatro o l’outdoor education.
L’ultimo gruppo a cui si rivolge il progetto è quello dei giovani attivisti. Grazie al lavoro con loro raccogliamo le buone pratiche ed esperienze territoriali che affrontano il concetto di cambiamento climatico a partire dalla piccola scala. È stato istituito il bando “sfide ambientali” che ci ha consentito di mappare, da nord a sud, più di 100 realtà di giovani riunitisi in associazioni che affrontano ciascuno con il proprio punto di vista e approccio il contrasto ai cambiamenti climatici.
Anche in questa edizione ci sarà un momento finale, un campus residenziale, che permetterà ai giovani di incontrarsi e mettere in rete le proprie esperienze e buone pratiche. Tutto questo crea massa critica e rafforza sia la motivazione, sia l’impatto delle proprie soluzioni ambientali.
Con la prima edizione del progetto abbiamo formato oltre 100 docenti, raggiunto più di 1400 studenti e accompagnato 140 giovani su scala nazionale nell’attuare le loro soluzioni ambientali.
Il nuovo progetto si propone di rinnovare questi obiettivi e risultati con la formazione di oltre 100 docenti, arrivare ad ancora più studenti e coinvolgere i giovani attraverso un nuovo bando
“Sfide ambientali” raggiungendone circa 150.
Le persone che vengono coinvolte in maniera indiretta nel progetto sono molte di più: l’impatto di ogni attività avrà a cascata un beneficio sulle comunità in cui si realizzano.

C’è un messaggio che desidera dedicare ai giovani che hanno perso la speranza di poter agire per contrastare la crisi climatica o vivono una situazione di forte ansia legata al futuro del pianeta?

Quello che vorrei dire ai giovani, a nome di ACRA, è di confrontarsi con i propri coetanei che stanno già facendo molto per contrastare i cambiamenti climatici, affrontando le cause e le soluzioni che possono essere messe in atto. Grazie al bando “Sfide ambientali” abbiamo raccolto numerose proposte di piccole associazioni e gruppi giovanili che stanno già facendo molto su piccola scala.  È bello vedere cosa ognuno di noi può fare, insieme agli altri, per tutelare quotidianamente l’ambiente e ridurre il proprio impatto. Quindi ciò che noi consigliamo è di partire dal proprio territorio e impatto locale, per sviluppare su piccola scala la consapevolezza che ognuno di noi può fare la differenza!

Il progetto è finalizzato ad accompagnare le nuove generazioni nell’acquisizione e nel rafforzamento di una coscienza ambientalista e del proprio ruolo da protagonisti per contrastare il cambiamento climatico.
Cos’è per ACRA l’educazione alla cittadinanza globale e in che modo può contribuire alla formazione delle nuove generazioni?

Risponde Giulia Zivieri, Coordinatrice Area Educazione – Settore Italia Europa in ACRA
L’educazione alla cittadinanza globale è un approccio che mette al centro le persone come protagoniste del cambiamento, partendo dalla realtà che le circonda e mantenendo al contempo un’attenzione all’interdipendenza a livello globale.
Con ACRA cerchiamo di tradurre l’educazione alla sostenibilità ambientale per i ragazzi e le ragazze in una proposta in cui loro siano davvero protagonisti del cambiamento in prima persona, guardando cosa possono fare a livello territoriale e sapendo che i loro comportamenti e il loro agire a livello locale hanno un significato a livello globale. 
In questo modo il cambiamento del singolo, i comportamenti individuali, vengono inseriti in un sistema più ampio che riguarda le politiche e l’essere cittadini e cittadine attive. In tal modo i giovani vengono aiutati a scoprire quali competenze e conoscenze possono arricchire e implementare per migliorare sempre di più, guardando al futuro.

Una parte del progetto riguarda i corsi per docenti su agroecologia e su metodologie innovative collegate agli Obiettivi di sviluppo sostenibile che renderanno i docenti autonomi nel proporre percorsi di avvicinamento a queste. Quale impatto prevedete che avranno queste azioni?

I nostri corsi non hanno solo l’obiettivo di fornire conoscenze e dare informazioni, ma di supportare i docenti e le docenti offrendo strumenti per arricchire la propria didattica a partire dal curriculum standard di cui già si occupano quotidianamente.
Il fulcro dei corsi è la sostenibilità ambientale, l’agroecologia, e l’obiettivo è riuscire ad affrontarla in maniera trasversale, interdisciplinare.
I percorsi scolastici si sviluppano sia in modo verticale per accompagnare gli studenti nella crescita dal primo all’ultimo anno del ciclo di studi, sia in modo orizzontale tra le varie discipline.
Nei nostri corsi, i docenti mettono a confronto le loro esperienze e buone pratiche, soprattutto nell’ottica di intrecciare ciò che avviene dentro la scuola con l’esterno.
Parliamo di comunità educante quando ci chiediamo cosa può offrire il territorio alla scuola, cosa la scuola sta costruendo insieme ai propri studenti e studentesse e che contributo può portare al territorio.

Quanto è importante favorire una rete tra i giovani attivisti e condividere buone pratiche già in atto nei territori?

Risponde Elena Muscarella, Project Manager – Programmi Italia-Europa in ACRA
La messa in rete di associazioni giovanili che promuovono iniziative di sostenibilità ambientale a livello locale è molto importante e strategico, perché può aiutare a influenzare le politiche a livello locale.
Nella nostra esperienza, abbiamo visto che molto spesso le ragazze e i ragazzi propongono iniziative puntuali legate a bisogni reali, che nascono dalla volontà di produrre un cambiamento sul proprio territorio e migliorare situazioni sulle quali spesso c’è poca consapevolezza da parte degli altri attori.
È fondamentale avere un atteggiamento di ascolto nei loro confronti, facilitando la possibilità di conoscersi reciprocamente e mettersi in rete. Nei territori, anche se differenti per situazione geografica, per contesto sociale o localizzazione, vengono proposte iniziative molto simili in termini di obiettivi da raggiungere.

Nell’ambito del progetto può condividere una testimonianza particolarmente significativa?

Grazie al supporto dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai abbiamo potuto sostenere un’iniziativa che per noi è particolarmente innovativa in termini di incisività, che è quella dell’Associazione Cosmonauti di Piacenza. È un’associazione giovanile che nasce per far dialogare due mondi che apparentemente sembrano lontani: l’agricoltura e l’inclusione sociale di persone con disturbo dello spettro autistico.
L’associazione ha preso in carico la gestione di uno spazio che prima era abbandonato ora adibito a orto comunitario, grazie anche al supporto del Comune di Piacenza. In poco tempo il progetto di agricoltura sociale è diventato un progetto di educazione diffusa per le scuole del territorio.
Nell’orto, infatti, l’Associazione propone anche dei laboratori didattici per bambini e bambine della scuola primaria, creando così dei ponti tra scuola e territorio.

Pubblicati i nuovi bandi “Ambiente”

L’8 settembre 2023 sono stati pubblicati due nuovi bandi nell’Area di intervento “Ambiente“. Sarà possibile inviare le proprie proposte progettuali fino al 9 novembre 2023.

I due bandi sono:

  • Azioni per l’empowerment climatico“, a sostegno di interventi di educazione, formazione e sensibilizzazione sul tema del contrasto ai cambiamenti climatici; 
  • Spazi Blu“, a supporto di interventi di tutela delle aree costiere e marine, con particolare attenzione alla biodiversità e al patrimonio culturale tradizionale.

Ogni soggetto proponente o capofila può presentare un’unica proposta progettuale.
La domanda di partecipazione può essere inoltrata solo tramite la piattaforma gestionale dell’IBISG.

Dopo aver effettuato l’iscrizione alla piattaforma è necessario compilare l’area anagrafica e procedere con l’invio. Una volta ricevuta la conferma dell’attivazione dell’anagrafica da parte dell’ufficio amministrativo, il sistema permette l’accesso ai bandi. Ai bandi è possibile candidarsi accedendo al modulo per la presentazione delle proposte progettuali e a tutti i modelli utili.

Le proposte dovranno essere caricate sulla piattaforma gestionale entro e non oltre le ore 12:00 (CET) del 9 novembre 2023.

Con i fondi 2023 dell’8×1000, l’IBISG – Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai si propone di contribuire attivamente al conseguimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per uno sviluppo sostenibile, equo e inclusivo, in cui le tre dimensioni ambientale, economica e sociale siano viste e affrontate olisticamente, in accordo con l’aspirazione buddista alla creazione di valore, alla crescita della consapevolezza e dell’empowerment individuale, al fine di realizzare un grande cambiamento nel mondo.

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