Comunicato stampa – “Youth4Climate: Sparking Solutions”

La Soka Gakkai sostiene l’azione di UNDP e del Governo italiano. Alberto Aprea, Presidente dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, ha partecipato alla cerimonia conclusiva dell’evento “Youth4Climate: Sparking Solutions”, nel contesto dell’omonimo progetto – organizzato dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo – sostenuto dai fondi 8×1000.

La Soka Gakkai Italiana ha partecipato a “Youth4Climate: Sparking Solutions 2023”, l’iniziativa globale co-condotta da UNDP (Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile) e Governo italiano, insieme ad altri partner strategici con lo scopo di costruire un ambiente inclusivo, sicuro e favorevole alla leadership dei giovani e alla loro cooperazione per un’azione comune sul clima. Quattro sono le aree tematiche di intervento del programma: educazione al clima, energia, alimentazione e agricoltura, sostenibilità urbana. 

All’iniziativa, che si è svolta a Roma dal 17 al 19 ottobre, hanno partecipato tra gli altri, anche centotrenta giovani under 30 provenienti da 63 Paesi. Numerose le sessioni di alto livello alla presenza dei piú alti vertici istituzionali internazionali e italiani. Nel corso della sessione conclusiva, che si è tenuta il 19 ottobre alla Casina di Piazza Madama, si è svolta la cerimonia di premiazione dei progetti di azione per il clima sostenuti dall’organizzazione internazionale. Erano presenti tra gli altri: l’Amministratore dell’UNDP Achim Steiner, il Vice Presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Antonio Tajani, il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, e i vertici delle Agenzie delle Nazioni Unite del polo romano. Il Presidente dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai Alberto Aprea ha partecipato all’evento con un breve saluto istituzionale.

“Nella prospettiva buddista, la specie umana non è la dominatrice del pianeta – afferma Alberto Aprea, Presidente dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai – l’universo è un’unica entità vivente in cui ogni singola forma di vita, l’ambiente che la circonda e tutti i fenomeni sono collegati in una rete di relazioni di interdipendenza e reciproco sostegno. Alla luce di ciò, avere cura dell’ambiente equivale ad avere cura della vita stessa”.

Coerentemente con questa visione, nel 2024 la Soka Gakkai – all’interno della campagna “Cambio Io Cambia il Mondo” – promuove in tutta Italia una mostra con l’obiettivo di sensibilizzare le coscienze sulla necessità di agire, ora, per la lotta ai cambiamenti climatici. Dal 1983, ogni 26 gennaio, giorno della fondazione della Soka Gakkai Internazionale, Daisaku Ikeda invia una “Proposta di Pace” alle Nazioni Unite e a personalità di tutto il mondo in cui esamina i problemi più urgenti che l’umanità si trova ad affrontare, mettendo in luce, oltre alle soluzioni pratiche, i principi filosofici che possono sostenere un cambiamento radicale. In particolare, alla COP27 dello scorso anno, la SGI ha contribuito all’organizzazione di un evento collaterale ufficiale dal titolo “Giovani e Fede”, in collaborazione con un’organizzazione giovanile cattolica africana. La Soka Gakkai italiana ha deciso di sostenere Youth4Climate e contribuire ad aumentare il numero dei progetti vincitori del bando attraverso i fondi dell’8×1000, permettendo così a un maggior numero di giovani di ricevere un contributo economico.

Trovare soluzioni per proteggere i diritti umani

Abbiamo intervistato alcune delle persone più direttamente coinvolte nella realizzazione della mostra “La memoria degli oggetti”, allestita presso il Memoriale della Shoah di Milano e finanziata grazie ai fondi 8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai. La mostra ha l’obiettivo di creare occasioni di dialogo e di mantenere viva la memoria dei naufraghi del 3 ottobre 2013 attraverso gli oggetti personali e le fotografie recuperati dopo il naufragio.

Presidente Associazione Carta di Roma, Valerio Cataldi

Com’è nata l’Associazione Carta di Roma e con quale intento?

La Carta di Roma è un codice deontologico scritto nel 2011, adottato dall’Ordine dei Giornalisti e dalla Federazione della Stampa Italiana. È un decalogo per aiutare a trovare le parole giuste per parlare di immigrazione, di rifugiati e richiedenti asilo. Perché le parole danno forma alle cose e possono stravolgere la realtà dei fatti. La percezione che i cittadini hanno di eventi come le migrazioni è calibrata dalle parole che ascoltano in televisione o leggono sui giornali.
Il nostro obiettivo è quello di aiutare i giornalisti a capire l’importanza delle parole per raccontare un fenomeno che è molto complesso, ed essendo il codice della Carta vincolante, supportarli nell’uso di parole giuridicamente appropriate.

In base alla sua esperienza di giornalista e comunicatore, che cosa manca ancora per riuscire a dar voce ai richiedenti asilo, ai rifugiati, alle minoranze e ai loro diritti? 

Nel racconto giornalistico non troviamo la migrazione, la fuga delle persone che scappano dalla guerra, dalla fame o da eventi climatici avversi… spesso manca la voce di queste persone. Sostanzialmente accade che parliamo tra di noi, non ci fermiamo a capire le ragioni della fuga o le difficoltà del viaggio, gli obiettivi e la destinazione che ognuno di loro si prefigge.
Annualmente facciamo un rapporto che racconta lo stato dell’informazione e ogni anno rileviamo che solo il 7% dell’informazione globale su questo tema è affidata alle parole dei protagonisti.
Nella narrazione giornalistica sul tema, se non ci si ferma ad ascoltare i protagonisti, il rischio è di parlare solo tra noi, focalizzarci troppo sulla nostra visione che è influenzata da aspettative e paure.  
Il contributo dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai è stato centrale per la creazione di una mostra, organizzata all’interno del Memoriale della Shoah di Milano, un luogo molto significativo, che espone gli oggetti appartenuti ai naufraghi di Lampedusa del 3 ottobre 2013. Una tragedia in cui hanno perso la vita 368 persone che ha richiamato l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale sui naufragi nel Mar Mediterraneo. Sin dall’inizio con l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai è stato fondamentale avere uno scambio e un arricchimento continuo rispetto ai contenuti di ciò che voleva essere il messaggio che volevamo lanciare insieme con l’occasione della mostra.

Presidente Associazione Culturale Zona, Giulia Tornari

Il 26 settembre è stata inaugurata la mostra commemorativa degli oggetti appartenuti ai naufraghi del 3 ottobre 2013 presso il Memoriale della Shoah di Milano. Come nasce e quali obiettivi ha?

L’idea della mostra nasce una sera a Roma, quando ci siamo incontrati davanti a una birra con Valerio Cataldi. Mi ha raccontato che aveva degli oggetti appartenuti ai naufraghi di Lampedusa del 3 ottobre 2013, e che li utilizzava per sensibilizzare le scuole riguardo alla tragedia dei naufragi nel Mar Mediterraneo. 
A breve sarebbe ricorso il decimo anniversario da quel 3 ottobre, e ci siamo trovati d’accordo sul fare qualcosa. Valerio si era confrontato anche con Vera Vigevani, che ha avuto l’idea di organizzare una mostra al Memoriale della Shoah di Milano. Lei è sopravvissuta all’Olocausto ed è una delle fondatrici delle Madri di Plaza de Mayo, perché ha perso una figlia durante la dittatura in Argentina. Una donna con un passato così tragico ha avuto l’intuizione di collegare un luogo come il Memoriale alla tragedia odierna dei migranti.
Divenne chiaro che l’obiettivo condiviso era quello di sensibilizzare l’opinione pubblica attraverso gli oggetti, che hanno un grande potenziale, perché sono oggetti che potrebbero appartenere a noi, come anelli, catenine, quaderni, passaporti, ecc. 
Mi occupo di fotografia e ho pensato che sarebbe stato importante documentare gli oggetti per creare un archivio visivo. 
Per realizzare le fotografie ho coinvolto Karim El Maktafi, fotografo italo-marocchino che nei suoi lavori si è occupato a lungo del tema della migrazione, legato alla sua storia. Avevamo da tempo pensato di fare qualcosa insieme e questo mi sembrava il progetto ideale. Vedendo le sue fotografie si capisce il tipo di sensibilità e di approccio che Karim ha avuto rispetto al tema, molto difficile da trattare.
Oltre all’esposizione degli oggetti di Lampedusa abbiamo deciso di rappresentare anche i soccorritori, coloro che hanno dato la loro disponibilità e il loro tempo per salvare queste persone. 
La fotografia può essere veicolata in tante vie digitali ed è uno strumento, un mezzo per portare maggiore attenzione su questi oggetti che sono corpi di reato. 
Alla mostra sono fruibili dei video con le testimonianze e la ricostruzione storica degli eventi del naufragio del 3 ottobre.Ovviamente questo è un primo capitolo, noi continueremo il progetto con la speranza di ampliare con altri contributi. 

Testimonianza di Adal Neguse, rifugiato eritreo

La mostra La memoria degli oggetti significa molto per me perché ho perso mio fratello in questa tragedia dieci anni fa. 
Quando parliamo di questi eventi tragici, parliamo spesso di numeri… 300 o 400 morti.
Ciò che la mostra trasmette ai visitatori è una prospettiva diversa, vedere gli oggetti che le vittime avevano con loro al momento del naufragio ci avvicina al fatto che anche loro erano esseri umani come noi. 
Vorrei incoraggiare i giovani a trovare delle soluzioni per proteggere i diritti umani. È molto importante affrontare questo tema oggi, perché il mondo è pieno di miseria, ci sono molte persone rifugiate; è responsabilità di tutti fare la propria parte per renderlo un posto migliore in cui vivere. 
Vorrei incoraggiare i giovani a trovare il coraggio di uscire e combattere una “buona battaglia”, ad avere un impatto positivo sull’atteggiamento delle altre persone. 
Forse qualcuno può pensare che la propria voce non sia così importante o che non può fare niente se è da solo. Ma ricordiamoci sempre che non siamo soli, siamo in tanti a lottare. E se aggiungiamo anche la nostra voce, diventiamo ancora più forti. Non siete soli! Uscite e combattete!

La Soka Gakkai italiana a Lampedusa con il progetto “A Europe of Rights”

Dal 30 settembre al 3 ottobre 2023, in occasione del decennale della strage del 3 ottobre 2013 e della Giornata della Memoria e dell’Accoglienza, si sono svolte a Lampedusa le attività del progetto “A Europe of Rights”, organizzato dal Comitato 3 ottobre grazie al contributo dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai attraverso i fondi 8×1000.

Le attività del progetto “A Europe of Rights” hanno visto come protagonisti studenti e studentesse di scuole superiori italiane ed europee. Nel corso della 4 giorni si sono tenuti workshop, commemorazioni, tavole rotonde, mostre e spettacoli a cui hanno partecipato 36 scuole superiori da 8 Paesi dell’Unione Europea, 7 organizzazioni non governative e 2 agenzie delle Nazioni Unite.

L’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, felice di sostenere il progetto “A Europe of Rights” in un momento così significativo, ha preso parte alle iniziative di Lampedusa 2023, partecipando in particolare alla tavola rotonda di apertura #10 anni di indifferenza. Chiara De Paoli, per l’Ufficio 8×1000, ha ricordato l’impegno quotidiano della Soka Gakkai nel dare valore alla dignità della vita di ogni singola persona senza lasciare indietro nessuno, sottolineando quindi l’importanza cruciale di sollecitare la memoria delle esperienze umane. Il progetto “A Europe of Rights” è coerente con questo intento. Il coinvolgimento diretto di giovani studenti e studentesse permette loro di creare legami di amicizia e di entrare in contatto con le storie e le testimonianze delle vittime di queste tragedie, trasformando così la memoria in azione concreta per scrivere un nuovo futuro.

L’evento ha infatti offerto ai giovani presenti numerose opportunità di riflessione e approfondimento sui temi della memoria e delle migrazioni. 

L’obiettivo raggiunto è stato quello di stimolare le nuove generazioni a diventare agenti di cambiamento duraturo attraverso il dialogo e la condivisione di buone prassi per contrastare intolleranza, razzismo e discriminazione, favorendo processi d’inclusione e inserimento sociale delle persone migranti attraverso la costruzione di una cultura dell’accoglienza e della solidarietà.

In corso a Milano la mostra “La memoria degli oggetti”

Il 26 settembre 2023 è stata inaugurata a Milano, presso il Memoriale della Shoah, la mostra “La memoria degli oggetti. Lampedusa, 3 ottobre 2013. Dieci anni dopo”, realizzata dall’Associazione Carta di Roma grazie al contributo dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai attraverso i fondi 8×1000. La mostra sarà visitabile fino al 31 ottobre 2023.

La mostra “La memoria degli oggetti. Lampedusa, 3 ottobre 2013. Dieci anni dopo” è stata realizzata in occasione del decimo anniversario del tragico naufragio del 3 ottobre 2013: quel giorno, un vecchio peschereccio con oltre 500 rifugiati eritrei a bordo naufragò al largo dell’isola di Lampedusa, causando la morte di 368 persone. I loro corpi divennero visibili al mondo intero, scatenando una reazione emotiva enorme nell’opinione pubblica internazionale. 

Gli oggetti appartenuti ai naufraghi del 3 ottobre vennero repertati dalla squadra mobile di Agrigento e mostrati ai familiari degli eritrei scomparsi nella speranza di identificare i corpi. Nel 2015, la Corte di Appello di Palermo ha affidato tali oggetti in custodia all’inviato RAI, nonché Presidente di Carta di Roma, Valerio Cataldi. I superstiti ed i familiari delle vittime hanno accolto la proposta di esporre gli oggetti in eventi che avessero l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini italiani ed europei sul tema delle migrazioni e dell’asilo politico. 

Presentata negli spazi del Memoriale della Shoah, luogo simbolo della memoria, la mostra La memoria degli oggetti comprende gli oggetti e le foto appartenuti ai migranti, i ritratti dei soccorritori, di alcuni sopravvissuti e dei parenti delle vittime. Arricchiscono l’esposizione le registrazioni audio dei primi che prestarono soccorso, i servizi televisivi e i video di quei drammatici momenti.

L’intento della mostra è infatti quello di contribuire alla costruzione di una memoria condivisa e collettiva, sollevando al contempo questioni cruciali sui diritti umani e sul valore della vita.

La mostra sarà visitabile fino al 31 ottobre 2023, l’accesso è incluso nel biglietto d’ingresso al Memoriale. Il Memoriale è aperto dal lunedì alla domenica dalle 10:00 alle 16:00 (chiuso il venerdì). Apertura straordinaria ultimo venerdì del mese con ingresso gratuito dalle 10:00 alle 18:00.

Approfondisci

Un continente dalle enormi potenzialità

Nell’ambito del progetto “Energia solare in Mozambico” promosso da AVSI e finanziato con i fondi 8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, abbiamo intervistato Francesca Oliva esperta di AVSI per l’accesso all’energia. Il progetto mira a favorire lo sviluppo economico delle popolazioni rurali in Mozambico attraverso l’accesso all’energia rinnovabile.

Il Mozambico è uno dei paesi più poveri del mondo. L’energia è il mezzo per sviluppare sostenibilità economica, ambientale e sociale. Potrebbe descriverci la situazione attuale soprattutto per quanto riguarda l’accesso all’energia da parte popolazione e quali sono le maggiori difficoltà da superare?

In Africa circa 600 milioni di persone non hanno accesso all’energia. Il Mozambico è uno dei paesi dove la percentuale di persone che ha accesso all’energia elettrica è molto bassa e l’obiettivo statale di raggiungere il 100% delle persone entro il 2030 è molto lontano. Adesso siamo al 40% nelle città e circa al 4% nelle zone rurali.
Il Ministero dell’energia ha pianificato un’accelerazione nel processo di estensione della rete nazionale elettrica; tuttavia, l’accesso all’energia avverrà anche attraverso sistemi che chiamiamo off grid (lontani dalla rete nazionale). Rientrano in questa categoria: i sistemi solari domestici che sono dei sistemi comprendenti pannelli e batterie che si installano sui tetti delle case e danno possibilità di avere delle luci e delle prese per la carica di piccolissimi elettrodomestici, le mini reti che possono dare elettricità a un villaggio intero e altri sistemi che possono dare elettricità a delle attività produttive.
La rete nazionale difficilmente arriverà a coprire l’intera superficie del Mozambico prima del 2030, per tale ragione il progetto finanziato con i fondi 8×1000 della Soka Gakkai che si concentra su queste tecnologie off grid è molto importante.
Fra le maggiori difficoltà all’accesso di energia c’è sicuramente un’assenza di capitali, il bisogno di infrastrutture costose, materiali e macchinari; la stessa rete nazionale non viene estesa per mancanza di soldi e anche perché il Mozambico è molto grande.
Esistono sul mercato le tecnologie off grid ma per le famiglie è costoso accedervi e le priorità per loro sono altre come l’alimentazione, l’educazione e le spese sanitarie. È difficile che si scelga di acquistare un sistema di questo tipo.
Sono in corso di approvazione leggi che permettono al sistema privato e alle aziende di poter investire nel settore dell’energia e vendere l’elettricità. Ci si aspetta che così facendo si riesca a raggiungere più velocemente l’obiettivo della piena elettrificazione.

Il Mozambico è lo stato africano con i minori investimenti in energie rinnovabili. In cosa consiste il progetto “Accesso a fonti di energia solare per Mpaca-Cabo Delgado, Mozambico”?

Grazie al progetto finanziato dall’Istituto Buddista Soka Gakkai è stato possibile realizzare una serie di interventi integrati per l’accesso all’energia elettrica in una zona molto isolata che tra l’altro purtroppo è stata interessata recentemente da attacchi terroristici… Si tratta di Mpaca-Cabo Delgado, un villaggio abbastanza grande dove ci sono svariate attività agricole.
AVSI aveva già costruito una mini-rete che porta l’elettricità alla maggior parte del villaggio ma restavano escluse diverse famiglie. Con il progetto 185 famiglie hanno potuto ricevere sistemi solari domestici per avere l’elettricità durante tutto il giorno, utilizzare piccoli elettrodomestici e la luce di notte… una cosa che non era possibile prima. Creiamo uno scambio e un dialogo con le famiglie che ricevono questi strumenti perché è importante che i beneficiari mostrino una motivazione a volerli installare e utilizzare.
Il progetto ha supportato anche l’avvio di attività economiche a favore di quindici imprenditori e imprenditrici, che sono stati selezionati tra sessanta proposte, in base a motivazione, capacità e utilità della loro attività per tutta la comunità.
Una terza componente del progetto è stata mettere ancora più in sicurezza e rendere più performante la rete già esistente, aggiungendo un parafulmine per tutta la rete. Sono state installate anche le luci pubbliche notturne, aumentando la sicurezza nella zona.
In futuro sarà possibile integrare la rete nazionale con tutti questi sistemi senza dispersione di generazione.

Il progetto riguarda sia la formazione all’imprenditorialità e la gestione d’impresa, sia l’accesso alla microfinanza e a forme di risparmio e microcredito al fine di sostenere la creazione di piccole imprese da parte di donne e giovani nella zona. Può condividere qualche testimonianza?

Portare l’elettricità in un villaggio non genera automaticamente un impatto, il fatto di non avere formazione oppure elettrodomestici e macchinari da utilizzare, rappresenta un ostacolo.
In Mozambico c’è una scarsità di microfinanza e di meccanismi comunitari di risparmio per tale ragione il progetto promuove dei gruppi di risparmio formati attraverso una metodologia consolidata dal ‘92.
Il sistema prevede che un gruppo di persone inserisca dentro una cassetta i propri risparmi, cassetta che viene aperta soltanto dopo 9/12 mesi.
Durante questi mesi è possibile per i membri, a turno, prendere delle somme in prestito per iniziare un’attività produttiva, pagare le tasse scolastiche, delle emergenze, somme che però devono restituire con un interesse stabilito dal gruppo. Quindi alla fine dei nove mesi ci sono più soldi dentro la cassetta da ridistribuire tra i partecipanti.
Tendenzialmente supportiamo le persone a utilizzare quel denaro per iniziare delle attività che poi creino una sostenibilità successiva nella generazione di un reddito. Sono stati coinvolti a oggi circa 300 risparmiatori, ognuno con le rispettive famiglie. Inoltre, formiamo delle persone che formeranno a loro volta altri gruppi di risparmio.
Laura ad esempio, è una ragazza che è stata formata per creare dei gruppi di risparmio e oltre ad avere un maggiore reddito ha ottenuto il riconoscimento nella comunità per le competenze che ha sviluppato. Per le persone più povere ed emarginate avere un ruolo nella comunità è molto importante.
Armando invece è stato uno dei beneficiari della formazione all’imprenditorialità. Aveva già un piccolo negozio dove vendeva cibo di prima necessità, sapone, farina, ecc. Ha ottenuto un refrigeratore attraverso il quale adesso può vendere delle bevande e conservare gli alimenti agricoli di zona. Ha anche acquistato un televisore con cui farà attività di cinema, karaoke e intrattenimento con cui offre un servizio alla comunità.

Il presidente della Soka Gakkai Internazionale, Daisaku Ikeda, parla dell’Africa come il continente del XXI secolo, individuando la necessità di far sì che possa manifestare tutto il suo potenziale e curare le ferite inferte anche dai paesi più sviluppati per interi secoli. Cosa significa per voi stare al fianco delle persone incoraggiando il loro empowerment?

Siamo perfettamente d’accordo con questa visione, l’Africa ha un enorme potenziale. Purtroppo, ciò che arriva attraverso la televisione e le informazioni, soprattutto in Italia, è il contrario: un continente pieno di disperazione, povertà e disgrazie.
Ci sono tanti giovani ed energie nuove; guardando all’ambito dell’imprenditorialità troviamo tantissime start up e giovani che danno avvio ad attività economiche. C’è un tasso di imprenditorialità elevatissimo che in Italia ci sogniamo.
Ci sono fondi d’investimento che si stanno interessando sempre più all’Africa, che spesso finanziano iniziative innovative ideate totalmente a livello locale, a dimostrazione che le soluzioni per lo sviluppo del continente si possono trovare nel continente stesso e non solo nel trasferimento tecnologico dall’occidente.
Questa è un’altra cosa che non ci stancheremo mai di dire: Ci sono soluzioni che devono essere pensate per un continente diverso dal nostro, dove lo sviluppo non necessariamente seguirà il corso del nostro sviluppo e dove ci sono tutti i mezzi, le conoscenze e anche le tecnologie per poter creare prodotti e servizi che vadano bene per quelle popolazioni.
Questo sta avvenendo. Noi vediamo tanta energia, tanta potenzialità di sviluppo. Molte si stanno già manifestando, si tratta solo di volerle guardare.

 

Comunicato stampa – Il diritto alla salute è un diritto umano fondamentale

15 giugno, ore 20,30 – Città dell’Altra Economia – Roma

La musica dei Mish Mash accompagna le riflessioni della Comunità di S. Egidio e dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

La Comunità di Sant’Egidio e l’Istituto Buddista Soka Gakkai invitano le cittadine e i cittadini domani, giovedì 15 giugno, alle ore 20.30 presso la Città dell’Altra Economia in Largo Dino Frisullo a Roma per l’evento “Il diritto alla salute è un diritto umano fondamentale” all’interno della cornice ‘Testaccio Estate’.

Ad accoglierti saranno i suoni e le voci dei ‘Mish Mash’, gruppo musicale unico nel suo genere che unisce tradizioni popolari, musica classica e intercultura.

L’evento, a ingresso libero, sarà presentato da Bruno Crucitti.

Stefano Orlando, rappresentante della Comunità di Sant’Egidio e Gianna Iasilli, coordinatrice del Programma sanitario DREAM in Mozambico, condivideranno attraverso racconti e aneddoti il lungo percorso intrapreso dalla Comunità in Africa, dalla pace in Mozambico alla nascita del Programma DREAM e le complesse questioni legate alla salute nel continente. Chiara De Paoli e Valerio Baci, rappresentanti dell’Istituto Soka Gakkai, condivideranno l’impegno dell’ente al fianco di diverse realtà che operano nel sociale.  

L’iniziativa proseguirà con le letture di storie significative interpretate dagli attori Cecilia Zingaro e Giulio Forges.

Infine, attraverso i loro racconti, avremo l’opportunità di conoscere le diverse influenze culturali, musicali e religiose dei Mish Mash.

La serata si concluderà con una performance musicale dei Mish Mash.

La forza della diversità

In occasione della Giornata mondiale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia – che ricorre il 17 maggio – abbiamo intervistato Alessandra Rossi, Coordinatrice Gay Help Line, e Marina Marini, di Refuge LGBT+, per il progetto “Accoglienza per LGBT+ vittime di violenza” finanziato con i fondi 8×1000 della Soka Gakkai.
Il progetto sostiene giovani di età compresa fra 16 e 26 anni, mandati via di casa o vittime di violenza e maltrattamenti all’interno del proprio contesto familiare, in quanto persone LGBT+

Il 17 maggio del 1990 fu cancellata la parola omosessualità dall’elenco dell’OMS (Organizzazione mondiale della sanità) delle malattie mentali e per questo è stato scelto come Giornata mondiale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia. Com’è in Italia la situazione attuale e quali sono gli aspetti più importanti su cui concentrarci nella lotta contro l’omobitransfobia?

Attraverso il Gay center ogni giorno ascoltiamo tante storie ed è come se avessimo un barometro di tutto quello che succede nella società su questa tematica. 
Il 17 maggio è una data significativa perché è stato riconosciuto che la dimensione clinica non è accostabile a un orientamento non eterosessuale.
All’interno della società c’è ancora una forte pressione basata su stereotipi e pregiudizi che condiziona le relazioni e il nostro modo di pensare. Infatti, il non essere “previsti” e il dover affrontare l’ostacolo del coming out da cui spesso scaturisce una reazione di rifiuto, ha un impatto a 360 gradi sulla persona. Definire la propria identità sessuale non è qualcosa di collaterale.
Non avere la possibilità di farlo significa non riconoscersi pienamente all’interno della società come una persona portatrice di un sistema valido e condivisibile, sul lavoro, nelle relazioni familiari o nella dimensione sociale pubblica.
Impatta anche nella dimensione del linguaggio, perché le parole stesse con cui veniamo accolti in ogni contesto tendono ad essere escludenti. E a partire proprio dal linguaggio, ognuno di noi può fare sempre qualcosa per combattere l’omofobia.

L’azione per contrastare l’omofobia presuppone una sensibilizzazione verso un numero sempre maggiore di persone. Qual è la vostra mission come Gay Center/Gay Help Line? 

Il Gay center è un posto sicuro in cui imparare a esprimere se stessi come persone LGBT+ e valorizzare la narrazione di sé, in cui trovare qualcuno che riconosca i propri bisogni e che possa essere un accompagnamento negli spazi della società.
Ad esempio, se al momento del coming out c’è una situazione di rifiuto, è proprio sul contesto che è importante lavorare. La nostra missione è sensibilizzare ogni persona, perché non è vero che se non siamo persone LGBT+ certe tematiche non ci riguardano: riguardano tutti e tutte. 
La nostra mission è lavorare su una dimensione egualitaria, poiché l’importante è essere tutti uguali nell’esprimere le nostre differenze, nel poterle rivendicare e vivere.
Nel Gay center sosteniamo le persone LGBT+ intercettando le loro richieste di aiuto e cerchiamo di rispondere con il supporto in vari ambiti: legale, counseling, salute di identità e di genere, la medicina di genere, la salute femminile, ecc.

Refuge LGBT è la prima casa di accoglienza per giovani LGBT+ vittime di omofobia, bifobia e transfobia in famiglia che hanno subito violenza e sono stati abbandonati dalle proprie famiglie. Offre rifugio, supporto psicologico/legale e supporta il giovane nell’avvio dell’autonomia. Come e perché nasce il progetto?

La discriminazione subita in famiglia come primo luogo di accoglienza ovviamente è quella più traumatica. In alcuni casi succede che i ragazzi o le ragazze siano allontanati da casa o costretti ad allontanarsi.
Refuge è un rifugio inteso come un luogo di accoglienza, protezione e sicurezza, in cui offriamo servizi per ragazzi e ragazze dai 16 ai 26 anni che hanno subìto discriminazione o violenza, sia psicologica che fisica, in famiglia. Viene portata avanti una mediazione familiare volta a riallacciare i legami e ricostruire il tessuto di fiducia. Per tale ragione è fondamentale avere un supporto continuo al fine di creare veramente un legame in famiglia o comunque per non romperlo del tutto.
La famiglia rimane un luogo sicuro a cui tutte le persone ambiscono tornare. Refuge non si pone come un’alternativa alla famiglia ma sostiene il recupero dei rapporti familiari con la pratica della mediazione familiare. 
Quando incontriamo i genitori, la prima cosa che emerge è la paura che nasce dall’immaginario, dalla proiezione che si fanno del figlio o della figlia. Noi diamo informazioni che siano scientificamente sostanziali perché molto spesso quello che fanno i genitori è cercare una conferma di ciò che loro già temono. 
Li supportiamo nel decostruire questo immaginario spaventoso riguardo ciò che sarà il futuro dei figli o delle figlie, per aiutarli a fare un percorso che li porti a ritenere possibile per loro un futuro felice.
Ciò che facciamo è contenere la paura e trasformarla in una possibilità positiva dell’essere.

Gay Help Line è il contact center nazionale per persone gay, lesbiche, bisex e trans. Oltre a gestire casi di discriminazione, di violenze e di bullismo, rappresenta un punto di ascolto per chi è in difficoltà. Il Ministero delle Pari Opportunità ha citato Gay Help Line nel “Libro bianco dei servizi” come punto di riferimento per la comunità LGBT+ Italiana. In cosa consiste questo servizio? 

Il servizio Gay help line è attivo dal lunedì al sabato dalle 16 alle 20, tutti i giorni siamo qui per rendere disponibile una via telefonica, una chat per consentire alle persone quelle cose che altrove non direbbero. L’ascolto è il valore aggiunto del servizio.
Dai racconti si apprende che c’è tanto di non visto che merita invece di essere visibile, ricostruito, aiutato a essere rappresentato in ogni contesto. Nel nostro Paese è assente una legge contro l’omobitransfobia e questo in qualche modo “spunta le nostre armi”, perché ogni volta che c’è qualcuno che viene attaccato in ragione del suo orientamento sessuale e della sua identità di genere non esiste una tutela specifica, non viene riconosciuto il suo diritto ad essere difeso in quanto persona omosessuale o transgender. E questa è una ferita che ci portiamo dentro inevitabilmente. 
Noi lavoriamo sulla dimensione sociale oltre che legale. Essere oggetto di forme di marginalizzazione significa non avere le stesse possibilità degli altri in termini professionali, di vita e di relazione. Contrastiamo questa discriminazione, per esempio, quando ci impegniamo a far avere una residenza fittizia grazie all’aiuto delle amministrazioni, perché magari nelle proprie case non sono al sicuro.

Rispetto ai servizi, come si inserisce e quanto è importante il contributo dei fondi 8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai?

All’interno della casa famiglia Refuge noi assicuriamo una serie di beni primari e secondari alle persone, che hanno un costo. A volte i ragazzi e le ragazze, costretti a lasciare velocemente la loro casa, arrivano da noi senza gli occhiali o l’apparecchio per i denti. 
Va ricreato lo zaino per la scuola, il telefono, il computer… ovviamente, molto spesso abbassando gli standard a cui molti sono abituati. I supporti finanziari pubblici e statali arrivano dopo mesi. 
Alcune persone vengono mandate via di casa a 14 anni e il rischio è quello di entrare in brutti giri, finiscono in case famiglie che non sono adeguate ad accoglierle e quindi scappano da una casa all’altra, non vanno più a scuola e quando arrivano a 18 anni finiscono in mezzo alla strada. 
Finora per lo più accoglievamo nella casa famiglia ragazzi e ragazze maggiorenni, adesso stiamo iniziando ad accogliere anche minori, questo è un segno di grande cambiamento dei tempi perché vent’anni fa non ci avrebbero mai affidato minori.
Ovviamente il contributo della Soka Gakkai non è importante, ma importantissimo perché ci permette di fare tutto quello che abbiamo raccontato, e tante altre cose. 
La nostra è un’associazione di persone per le persone e ciò che facciamo parte prima di tutto dal nostro desiderio di affiancarle nelle vicissitudini quotidiane, perché lì fuori non tutto è così facile. 
Già è difficile in generale, e ancora di più per chi deve affermare la propria identità di genere o orientamento sessuale, perché le discriminazioni lo sappiamo, si sommano.
Siamo convinti che la diversità sia un punto di forza e perciò siamo determinati a diffondere questa convinzione tra le persone, al fine di realizzare una società inclusiva.

Puoi destinare il tuo 8×1000 all’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

È possibile destinare l’8×1000 dell’IRPEF all’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, come previsto dall’art. 18 L. 130/2016, con apposita sottoscrizione nella dichiarazione dei redditi (Certificazione Unica, Modello 730 o Modello Unico). 
Nella sezione dedicata alla scelta del destinatario del proprio 8×1000, è sufficiente selezionare la casella corrispondente; non viene richiesto il codice fiscale del destinatario.

Abbracciando il valore dell’umanesimo buddista come principio ispiratore, l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, in coerenza con la delibera del Consiglio Nazionale del 2 ottobre 2016, ha deciso di destinare l’8×1000 a sostegno di attività sociali e umanitarie.

Sulla base degli indirizzi di programmazione per l’utilizzo dei fondi 8×1000 del 2023, le aree di intervento su cui verranno orientati lo sviluppo e il finanziamento dei nuovi progetti sono: Diritti Umani, Educazione, Ambiente e Cultura.

Mantenendo una forte attenzione ai princìpi guida della Soka Gakkai, sono stati individuati come obiettivi prioritari l’educazione ai diritti umani, la tutela dell’ambiente e il disarmo, con particolare attenzione alle fasce sociali più fragili e alla creazione di reti di solidarietà.

Community matching: rifugiati e comunità insieme per l’integrazione

Il progetto, avviato nel 2022, promuove l’incontro tra rifugiati e comunità locali in 10 città italiane con l’obiettivo di creare comunità più inclusive e favorire i percorsi di integrazione.

I risultati del programma Community Matching sono stati presentati oggi nel corso di una conferenza che si è tenuta a Palazzo Merulana a Roma. Il progetto, avviato nel 2022, promuove l’incontro tra rifugiati e comunità locali in 10 città italiane con l’obiettivo di creare comunità più inclusive e favorire i percorsi di integrazione.

L’UNHCR, l’Agenzia ONU per i rifugiati, insieme ai partner Ciac e Refugees Welcome Italia, ha avviato il progetto grazie al sostegno dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai attraverso i fondi 8×1000. Al 31 dicembre 2022 sono stati 358 i match avviati, coinvolgendo persone di 41 nazionalità. Il programma è attivo nelle città di Bari, Bergamo, Bologna, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Parma, Roma e Torino, molti dei Comuni con cui l’UNHCR ha sviluppato importanti collaborazioni nell’ambito della Carta dell’Integrazione. L’impatto del progetto è stato misurato attraverso una ricerca che ha riguardato 115 match e ha confermato l’impatto positivo su tutti gli aspetti della vita dei protagonisti, dalla stabilizzazione lavorativa a quella abitativa, dalla salute al senso di sicurezza, dall’apprendimento della lingua, all’orientamento ai servizi e al territorio.

“La mia vita è cambiata. Così come dai accoglienza, come dai corsi di italiano, ogni rifugiato dovrebbe avere un buddy. Dovrebbe essere offerto nei percorsi d’integrazione a tutti” ha condiviso Abdulrahman Shabanah, un rifugiato residente a Roma che partecipa al programma.

I dati evidenziano infatti che, a distanza di solo sei mesi dall’avvio del percorso, il 50% dei rifugiati ha migliorato il livello di conoscenza della lingua italiana. Anche dal punto di vista della stabilità abitativa e lavorativa si è registrato un significativo miglioramento, con un aumento del 25% delle persone che hanno trovato un lavoro e del 17% di persone che hanno registrato un contratto di affitto. Infine, l’86% dei rifugiati ha riportato un aumento del loro benessere generale dovuto alle relazioni costruite attraverso il Community Matching.

“Siamo grati all’Istituto Buddista Italiano che attraverso i fondi 8×1000 ci ha permesso di realizzare il progetto Community Matching. I risultati presentati oggi ci confermano l’importanza delle relazioni sociali nel favorire l’inclusione dei rifugiati nelle comunità che li accolgono. Il programma permette loro di diventare autonomi e di contribuire all’economia come consumatori, lavoratori e imprenditori. Questo non può che portare benessere a tutta la comunità”.  Chiara Cardoletti, Rappresentante UNHCR per l’Italia, la Santa Sede e San Marino.

“Siamo orgogliosi di sostenere il progetto “Community Matching” dell’UNHCR, poiché siamo fermamente convinti che l’inclusione sociale degli stranieri e dei rifugiati sia un valore fondamentale per la nostra società. Il buddismo insegna l’importanza dell’integrazione delle differenze e della convivenza pacifica tra culture diverse, ed è per questo che ci impegniamo a promuovere la solidarietà e il rispetto tra le persone di tutto il mondo. I risultati raggiunti finora dal progetto sono molto rassicuranti, e ci confermano la possibilità di raggiungere gli obiettivi che abbiamo condiviso”. Anna Conti, Presidente della Commissione 8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai.

“Riteniamo questo programma una realtà concreta che cambia la vita delle persone che vi partecipano. Sperimentiamo da diversi anni programmi come questo e non avremmo mai immaginato un simile sviluppo. È un progetto che unisce la protezione sociale, che solo le relazioni interpersonali sanno garantire specie di fronte a leggi ingiuste e discriminatorie, con una dimensione sociale che riguarda tutti. L’obiettivo è contrastare l’isolamento delle persone e l’individualismo sociale, generando nuove forme di socialità”. Michele Rossi, direttore di Ciac.

“Sono le relazioni significative che consentono a una persona di fiorire di nuovo, pur dopo molte difficoltà legate ai traumi di una migrazione forzata. Facilitare la nascita di questi rapporti di amicizia e sostegno reciproco, che altrimenti non esisterebbero, è il senso del nostro lavoro”. Fabiana Musicco, direttrice Refugees Welcome Italia.

I materiali stampa possono essere scaricati a questo link: https://we.tl/t-Dy69XYABZa 

Il report del progetto è consultabile QUI.

Comunicato Stampa — ActionAid e Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Prevenire e contrastare la violenza di genere tra adolescenti: ActionAid e l’Istituto Buddista italiano Soka Gakkai lanciano il progetto Youth for Love Italia. Il progetto si rivolge a 300 studenti e 100 docenti e rappresentanti delle istituzioni ed è attivo nelle scuole di Calabria, Lazio, Lombardia e Sicilia offrendo percorsi di sensibilizzazione e rafforzamento delle competenze per contrastare bullismo e violenza fra pari.

I fenomeni di violenza tra pari, online e offline, colpiscono spesso soggetti più vulnerabili e a rischio discriminazioni a causa dell’orientamento sessuale, del genere, di vulnerabilità fisiche o cognitive e delle origini. La violenza – anche quella giovanile – può assumere molte forme, tra cui quelle fisica, verbale, psicologica e sessuale.  

Con l’obiettivo di offrire percorsi di sensibilizzazione e di rafforzamento delle proprie competenze a studenti, docenti e personale scolastico, ActionAid in collaborazione con l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai lancia Youth For Love Italia, un progetto che nel corso di un anno coinvolgerà le scuole secondarie di I e II grado di Calabria, Lazio, Lombardia e Sicilia. Attraverso la metodologia del Whole School Approach, che punta a rafforzare gli spazi di partecipazione nella scuola per migliorare il benessere e la salute degli studenti richiamando alla responsabilità educativa ogni soggetto della comunità scolastica ed educante, più di 300 studenti e oltre 100 tra docenti e rappresentanti delle istituzioni saranno chiamati ad apprendere nuovi modi e strategie per affrontare, gestire e prevenire la violenza fra i giovani. Inoltre, gli studenti delle scuole coinvolte potranno sperimentare ambienti e modalità di apprendimento partecipativi e innovativi per rafforzare le loro competenze individuali.  

L’Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce la violenza giovanile come un importante problema di salute pubblica. Secondo i dati della piattaforma ELISA, strumento di monitoraggio finanziato dal MIUR, nel 2021-22, il 22,3% degli studenti ha dichiarato di essere stato vittima di bullismo mentre il 18,2% ha preso attivamente parte a episodi di bullismo verso un compagno o una compagna. L’8,4% di studenti e studentesse ha subito episodi di cyberbullismo. Il 7% risulta aver subito prepotenze a causa del proprio background etnico, il 6,4% di tipo omofobico, mentre il 5,4% risulta aver subito bullismo per una propria disabilità. 

“Gran parte di questi fenomeni spesso non emerge e resta all’oscuro della scuola e dei docenti. La sfida che portiamo avanti con Youth for Love Italia è quella di prevenire e combattere la violenza in tutte le sue forme aiutando proprio i giovani e i loro insegnanti a riconoscere determinati segnali e a intervenire facendo emergere e lavorando sulle cause profonde dei comportamenti discriminatori, del bullismo e della violenza nelle sue diverse forme in modo da poterli affrontare non in modo punitivo ma nell’ ottica di rispetto dei diritti e anche della privacy di ogni studente” dichiara Maria Sole Piccioli, Responsabile Education di ActionAid.  

“L’educazione è tra i valori fondanti della nostra organizzazione e ricopre un ruolo fondamentale nel nostro operato. Il buddismo la intende come una forza trasformativa capace di liberare le persone dal senso di impotenza e sfiducia, facendo emergere e valorizzando il potenziale positivo insito in ognuna. Siamo dunque felici di poter sostenere un’azione educativa di così ampio raggio, che parte dalle giovani generazioni ed è in grado di contribuire alla costruzione di un futuro libero da ogni forma di violenza” afferma Valerio Baci, membro della Commissione 8×1000 dell’IBISG. 

Youth For Love Italia è realizzato attraverso i fondi 8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai e si ispira al progetto più ampio che ActionAid implementa in partenariato dal 2019, attraverso un programma educativo integrato nelle scuole superiori di quattro Paesi europei (Italia, Grecia, Belgio e Romania) e punta a creare percorsi di sensibilizzazione ed empowerment differenziati per target, aumentare consapevolezza e competenze al fine di prevenire e contrastare la violenza tra pari e di genere nella scuola e sul territorio, ponendo al tempo stesso le basi per una co-progettazione a livello territoriale che coinvolga e renda protagonisti di azioni peer to peer gli adolescenti e la comunità educante. 

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